PREMESSA
I vizi sono abitudini dannose alle quali l'uomo si abbandona in quanto fallace, e quindi imperfetto. Il primo a delineare i sette vizi capitali fu Tommaso d'Aquino il quale li definì tali perché essi ne originano altri e quindi, chi si macchia di queste colpe, difficilmente riesce poi a fermarsi e fare ammenda.
Lungo il corso dei secoli in molti si sono prodigati a condannare o, più raramente, a scusare vizi e viziosi riempiendo pagine e pagine di narrativa.
Il mio intento non è quello di aggiungerne altre, ma di vedere come questi si incarnino perfettamente nella vita di tutti i giorni, sia passata che presente, e arrivino addirittura, non me ne vogliate, nei programmi scolastici.
In questa mia tesina ho ricercato per ognuno dei sette vizi, superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, gola e lussuria, un simbolo che li rappresentasse in altrettante differenti materie scolastiche, coinvolgendo la letteratura inglese, la storia europea moderna, le scienze della Terra, la letteratura latina, quella italiana, la filosofia moderna e l'arte.
Con ciò non voglio assolutamente condannare o rimproverare qualcosa a ciò che esse hanno da insegnarci, ma solo guardarle sotto una luce più umana, e quindi togliere loro un po' di quell'autorità innegabile che possiedono ma che tante volte spaventa gli studenti che si accingono a studiarle.
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