All’alba della prima guerra mondiale, un enorme fervore culturale dilagava in Europa: il mondo era dominato da una fiducia illimitata nel progresso e nella scienza. Questo clima allontanava l’ombra di un imminente conflitto di cui ormai erano evidenti le premesse, a partire dall’emergere di spiccati nazionalismi e dalla generale corsa al riarmo. Nonostante la diffusione di uno spirito anti-parlamentare, l’accentuarsi dei militarismi e la crisi incombente sulle democrazie, la guerra era sentita come la più lontana delle ipotesi, anche se ormai era un fantasma che si aggirava silenzioso e invisibile per l’Europa. Nel peggiore dei casi, si credeva nel mito di una guerra rapida, breve e incruenta; sebbene gli appelli all’attivismo e alla forza si moltiplicassero, a molti (se non ai più) la possibilità di un conflitto (peraltro di portata mondiale) sembrava remota. Era questa l’atmosfera che si respirava al tempo della Belle époque, periodo in cui lo sviluppo tecnologico e industriale generò un clima di euforia e ottimismo, legato alla fiducia di un progresso che appariva inarrestabile;... Continua »