Il teatro dell'assurdo: tesina

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Tesina sul teatro dell'assurdo di Eugène Ionesco e Samuel Beckett e su due opere "La cantatrice calva" e "Aspettando Godot", riflettendo sui concetti di assurdo linguistico ed esistenziale; la somiglianza del teatro di Luigi Pirandello e di Beckett (11 pagine formato doc)

IL TEATRO DELL'ASSURDO: TESINA

Il teatro dell’assurdo. L’espressione “teatro dell’assurdo” è stata coniata dal critico Martin Esslin nel saggio “The theatre of the Absurd” (1961). Con questo termine si indica la produzione teatrale di un gruppo di drammaturghi attivi a Parigi negli anni Cinquanta, momento in cui il quadro dei valori tradizionali, messo in crisi dalla Seconda guerra mondiale, si ricostituisce in una forma diversa, quella della “società del benessere”. È quest’angoscia e questo “assurdo” esistenziale, dati dal vivere in una società priva di ideali, dimentica del dramma trascorso, alienata e chiusa alla comunicazione, che vengono rappresentati sulla scena dai drammaturghi di questo gruppo, tra cui Eugène Ionesco (1912-1994) e Samuel Beckett (1906-1989), i due maggiori esponenti del teatro dell’assurdo. Le loro commedie sono assurde in quanto non si concentrano su eventi realistici e azioni logiche, ma su personaggi intrappolati in un mondo incomprensibile. Di conseguenza le parole perdono di importanza e i dialoghi sono ripetitivi e serrati, privi di senso. I personaggi, simili a delle marionette, si trovano in una situazione di vuota immobilità.

Tesina su Samuel Beckett


TEATRO DELL'ASSURDO: IONESCO

L’assurdo linguistico di Eugène Ionesco. Il teatro di E. Ionesco non è né realista, né “impegnato“, didattico, filosofico, psicologico, storico o epico. Non è empatico, poiché, in quanto comico, lo spettatore guarda ai personaggi in modo distaccato. Non è neanche un semplice divertimento perché i soggetti sono tragici. L’autore stesso afferma che le sue opere sono la proiezione del suo mondo interiore, del suo dramma individuale, dato che non si può raggiungere l’universale se non essendo se stessi. Le sue commedie saranno dunque una confessione lirica, un’espressione dell’irrazionale. I suoi testi teatrali sono caratterizzati da situazioni paradossali e dalla ripetizione esasperata di parole e frasi, che sono dei nonsense.  Siccome il linguaggio è schematico e impedisce la comunicazione, perché basata sulla soggettività, è l’elemento visivo ciò che verrà sempre più utilizzato nell’opera teatrale: oggetti e animali invadono la scena e trionfano sugli esseri umani (Les chaises, 1952; Rhinocéros, 1959). Le prime rappresentazioni sono corte, si esauriscono in un solo atto, sono concepite per un teatro e un pubblico ristretti. L’azione è o circolare (La Cantatrice chauve,1950; La Leçon, 1951), lo svolgimento riporta cioè lo spettatore al punto di partenza, o in salita costante verso un’estremità talmente assurda che si annulla e suggerisce una conclusione (Victimes du devoir, 1953; Jacques ou la Soumission, 1955). I personaggi sono elementari, meccanici come robot o marionette: sono l’immagine della fossilizzazione derisoria dell’”insetto” umano. Il linguaggio, quindi, automatico, sclerotizzato, disarticolato, inadatto all’espressione del pensiero, serve innanzitutto a rendere presenti vuoto e assenza...

Caos e teatro: tesina


TEATRO DELL'ASSURDO: BECKETT

L’assurdo esistenziale di Samuel Beckett. I personaggi di S. Beckett coltivano una vana e irrinunciabile speranza, rappresentata dall’attesa per qualcosa di indefinito che deve accadere, metafora del Nulla e del vuoto esistenziale, della sconfitta connaturata alla vita stessa. Le sue opere mettono in scena, con un umorismo acido, la tragicità della condizione umana; come dice uno dei suoi personaggi, siamo in costante evoluzione: si perdono i capelli, i denti, gli ideali. Le commedie di Beckett sono infatti “anti-teatro”, dove l’attesa, l’immobilità e l’agonia si sostituiscono all’azione, dove i luoghi si riducono sempre più, e dove i temi centrali sono la solitudine dell’uomo di fronte alla morte e l’assurdità della sua vita. In un mondo senza Dio (Waiting for Godot), l’uomo non può che occupare il tempo che lo separa dalla sua fine, compiendo gesti ripetitivi, dettati dall’abitudine, e parlando, anche se le sue parole suonano come vuote e la comunicazione è un’illusione, poiché non sappiamo interpretare correttamente le parole degli altri...

Storia del teatro: dalle origini al 900


TEATRO DELL'ASSURDO: ASPETTANDO GODOT

Aspettando Godot. Aspettando Godot viene messo in scena per la prima volta nel 1952 nel modesto Théâtre de Babylone. Il tema centrale dell’opera è quello dell’attesa: due vagabondi, Estragon e Vladimir, o Didi e Gogo, come si chiamano tra di loro, aspettano un certo Godot, ma nulla succede, nessuno arriva, se non altri due tragici compagni dell’inferno che è la vita, Pozzo e Lucky, e soprattutto nessuno esce. Nella motivazione del premio Nobel, di cui Beckett fu insignito nel 1969, si legge: “la sua opera letteraria con nuove forme di romanzo e dramma, interpretando la degradazione dell’uomo moderno, raggiunge vertici sublimi e trae motivo di elevazione dalla messa a nudo del dissolvimento dell’uomo di oggi”. Beckett in questa commedia ha espresso, attraverso uno humour clownesco, l’impossibilità della comunicazione in una società come quella contemporanea.