L'infinito: Un Percorso Multidisciplinare - Tesina di Italiano, Latino,storia,inglese,geografia Astr., Filosofia,matematica, Fisica. gratis Studenti.it
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L'infinito: un percorso multidisciplinare: Tesina per l'esame di maturità: italiano, geografia, storia, filosofia, inglese, fisica, matematica: le tante declinazioni del concetto di infinito (30 pagine formato pdf)

VOTO: 6 Appunto inviato da alessandraridolfi

La realtà vissuta per Leopardi, è infelicità e noia, perché offre solo piaceri finiti e perciò deludenti. Uno dei punti centrali della poetica leopardiana è costituito dall’idea di "infinito"; con esso s’intende tutto ciò che è illimitato, dunque una dimensione radicalmente opposta a quella umana, caratterizzata proprio da un'insuperabile finitezza. L’infinito allora coincide con la tensione che l’uomo ha in sé verso la felicità: egli infatti ricerca il piacere in un numero sempre crescente di sensazioni, nella speranza vana della sua completezza. La natura, però, pone dei limiti al raggiungimento di tale stato, e così interviene l’immaginazione, che ha come attività principale la raffigurazione del piacere. Essa costituisce la compensazione alla realtà, ciò che costruisce una realtà parallela in cui tutto è vago e indefinito.

Si viene a creare in Leopardi una “teoria della visione” caratterizzata del fatto che la vista è impedita da un ostacolo, una siepe, una finestra, quindi in luogo della vista lavora l’immaginazione e, il fantastico occupa il posto del reale. Sul piano delle immagini, l’idea dell’infinito orienta la poesia leopardiana verso la visione degli spazi celesti, di astri e mondi in esso presenti. Ma essa esercita una considerevole influenza anche sul piano stilistico, inducendo ad un uso massiccio di quei termini "vaghi" e "indefiniti" a cui Leopardi attestava la particolare poeticità; quanto più larga e tendenzialmente illimitata è infatti la visione, tanto meno precise e determinate devono essere le parole impiegate per esprimerla. Va però detto che al cospetto dell’infinito l’uomo è costretto anche a prendere amara coscienza della propria inadeguatezza; creatura finita per eccellenza, egli potrà, infatti, solo intuire, ma mai compiutamente razionalizzare ed esprimere l’illimitatezza di ciò che è infinito. Alla sua portata è al più l’ "indefinito", ovvero una pallida controfigura umana di quell’infinità sempre sfuggente. Ciò spiega perché anche in questo caso il poeta prova quel misto di piacere e angoscia così caratteristico del suo rapporto col mondo.


L’infinito viene composto da Leopardi a Recanati nel 1819 e pubblicato per la prima volta nel periodico “nuovo Ricoglitore”, nel 1825, infine pubblicato nei “Canti” nel 1831. Continua »

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