Nel corso delle diversi correnti letterarie della letteratura italiana ci sono stati grandissimi autori con una corrente di pensiero pessimistico alla quale contrapponevano, nella maggioranza dei casi, una speranza, che corrisponde alla loro teoria della felicità. Il pessimismo di un autore, però, è spesso causato da determinate circostanze in cui si trova il poeta, come un difficile periodo storico, la perdita prematura di alcune persone care e di altri fattori che, in qualche modo, possono influire sul pensiero e sulla personalità dell’autore.
Il pessimismo di Ugo Foscolo nasce da una delusione storica e sociale e dal crollo degli ideali rivoluzionari. L’illusione foscoliana è il risultato di un profondo percorso interiore e conoscitivo della realtà, dopo il quale è inevitabile non aggrapparsi ad essa e, tramite l’illusione, rimanere attaccato alla vita. L’illusione, infatti, in Foscolo è puramente immanente, poiché finisce con il terminare dell’esistenza, dato che, secondo la sua visione atea, la morte non esiste, dal momento che dopo la vita c’è il nulla. Il tema dell’illusione si applica all’amore, alla bellezza, alla poesia, e alla morte e al “sepolcro”.
Per Foscolo l’illusione non è una falsa verità o un’utopia, ma è fiducia negli ideali più alti, speranza e sicurezza di proiettare questi ideali nel futuro.
Il pessimismo di Foscolo trova quindi soluzione nell’illusione, in quanto grazie ad essa si ci può aggrappare a qualcosa di più grande, a qualcosa che ci può far star bene, riuscendo così a superare tutte le difficoltà della vita.
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