Quando si parla di folle spesso ci viene in mente la figura del degente in ospedale psichiatrico, ci viene in mente una persona affetta da allucinazioni e schizofrenia, magari imbottita di psicofarmaci, legata al letto o chiusa dentro “camere di isolamento”.
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Nel mio percorso ho voluto analizzare più a fondo questo tema, in vista del mio desiderio di continuare gli studi all’Università di Psicologia, ma soprattutto per interesse personale.
Forse il comportamento di un folle è semplicemente quello che noi tutti possediamo nel nostro inconscio. Pensiamo ad un’artista, che è capace di esternare le proprie emozioni e sensazioni in modo anche confusionale e disorganizzato: non potrebbe essere definito folle? La follia ci aiuta ad affrontare il nostro io e a tirar fuori la parte più creativa di noi stessi.
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Dunque, il folle può esprimere una realtà che agli occhi di persone “normali” può apparire distorta soltanto perchè non è una visione comune.
Sigmund Freud fondò la scienza della psicoanalisi, utile per lo studio della follia, facendo particolare attenzione all’inconscio, ai sogni e alla sessualità infantile.
FREUD, DAGLI STUDI SULL'ISTERIA ALLA PSICANALISI (Clicca qui >>)
Luigi Pirandello analizzò il tema della follia sotto molti aspetti (non a caso sua moglie soffriva di “malattia mentale”) e riuscì a capire e ad analizzare il ruolo del folle come l’unico capace di capire la funzione delle maschere.
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