L’educazione dei giovani era inizialmente affidata al pater familias, alle matrone o alle ancelle.
La qualità dell’educazione dipendeva dal sesso e dalla classe sociale di appartenenza.
Uomo
ragazzi poveri: non andavano a scuola, erano analfabeti e dovevano lavorare
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ragazzi di ceti medio-bassi: a 6 anni frequentavano il LUDUS per imparare l’alfabeto e i numeri grazie a strumenti chiamati pallottolieri; a 11 anni frequentavano la scuola del grammaticus dove, imparando brani di autori a memoria, studiavano latino e greco; dopo i 12 anni seguivano le lezioni di un rethor che insegnava loro l’eloquenza e a partire dai 16 anni dovevano prestare servizio nell’esercito.
ragazzi figli di funzionari statali: frequentavano scuole pubbliche nel foro
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ragazzi aristocratici: studiavano a casa a pagamento con un precettore chiamato PEDAGOGUS, il più delle volte uno schiavo ma molto istruito
Lo scopo della scuola era trasmettere ai giovani i valori del morale, dell’ amore per la patria, della gloria e, soprattutto il MOS MAIORUM
Per Mos Maiorum s’ intendono i costumi degli antenati, ovvero i valori trasmessi ai Romani dalla loro nobile tradizione e quindi motivo d’orgoglio e ragione di potere e privilegio.
L'EDUCAZIONE NELL'ANTICA ROMA (Clicca qui >>)
Questi principi, insegnati ai ragazzi fin da giovanissimi sono: pietas (devozione e fedeltà verso gli dei) , frugalitas e pudor (sapersi accontentare di poco e ricerca delle ricchezze spirituali anziché materiali) diligentia fortitudo patientia constantia gravitas (serietà, senso del dovere) e fides. Tutte queste virtù s’incarnavano in exempla eroici e matronae della tradizione che fornivano dei veri e propri modelli da imitare.
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