Già ai primordi della sua carriera Carmelo Bene si dedicò al teatro elisabettiano , al dramma di Marlowe l' Edward the II e già i critici fraintendevano il suo lavoro, " l'attore Carmelo Bene riuscì nella duplice veste di regista e di protagonista e con incredibile disinvoltura a trasformare il dramma elisabettiano in una farsa alla Macario e i personaggi in delle rozze e balbettanti macchiette ", Bene non riuscì quindi subito a trasmettere ciò che intendeva esprimere con il suo lavoro, ovvero ciò che può facilmente essere inteso come l'esclusiva interpretazione di se stesso.
Egli era convinto che non fosse possibile né legittimo mettere in scena i classici come Shakespeare o Marlowe, i due più grandi poeti e teatranti della letteratura teatrale elisabettiana. "Mettere in scena oggi il loro teatro, comunque lo si rivisiti o lo si riscriva, significa cadere nell'equivoco[...].
Il " Sogno di una notte di mezza estate ", lo stesso " Romeo e Giulietta ", sono stati teatro e proprio per questo non possono più esserlo . Io non metto in scena Shakespeare _ l'ho detto tante volte _ né una mia interpretazione o lettura di Shakespeare, ma un saggio critico su Shakespeare". "Si riscrive perché non si può più scrivere.
Io riscrivo perché non sono Eva e tantomeno Adamo" affermava deciso. Del resto, come diceva Borges, non si può più esprimere, ma solo citare. L'opera di Bene si basa infatti sull'intertestualità, attraverso una riscrittura radicale egli arriva alla perdita della fonte, e ad una versione critica dell'opera originale.
Continua »