Alessandro Manzoni. La Pentecoste LETTURA STORICO-FILOLOGICA Manzoni intraprese a scrivere La Pentecoste il 21 giugno 1817, alla vigilia della domenica di Pentecoste, interrompendo la stesura del Conte di Carmagnola. Si trovava in una situazione di sfiducia personale, legata in parte al suo disappunto per le scelte politiche della Chiesa, schieratasi a favore della pi dura Restaurazione: la prima stesura del nuovo inno fu come una risposta intensamente religiosa a quella situazione, ma si fermò alla decima strofa. Dopo aver scritto le Osservazioni sulla morale cattolica, il 17 aprile 1819 egli mise mano ad una nuova, del tutto diversa, stesura della Pentecoste, che fu interrotta poco dopo la sedicesima strofa, per dare spazio alla conclusione del Carmagnola. E solo sulla spinta dell'intenso fervore creativo degli anni tra il 1820 e il 1821, l'inno veniva ripreso il 26 settembre 1822 e concluso il 2 ottobre. Si hanno cos tre redazioni, la prima delle quali ha caratteri del tutto specifici, mentre la seconda rappresenta una prima fase del percorso che porta alla definitiva (ma con molte strofe e gruppi di versi che saranno tralasciati in quest'ultima). Questo percorso (ricostruito in tutti i suoi passaggi da Simone Albonico, nell'apparato della Pentecoste per l'edizione degli Inni sacri a cura di F. Gavazzeni, Fondazione Bembo, Ugo Guanda, Parma 1997) è attestato dal manoscritto autografo della Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, Sala Manzoniana, ms. VS.IX.3, con una fitta serie di correzioni e di varianti; ci sono poi delle trascrizioni in pulito fatte dallo stesso autore, tra cui quella della prima redazione, fatta molto pi tardi, nel novembre 1857, su richiesta della moglie Teresa Borri Stampa (nella stessa Sala Manzoniana, Busta XXXI, 1). Dopo il 22 novembre 1822 la redazione finale fu stampata in 50 copie riservate; la prima edizione pubblica, in 500 copie, apparve nel maggio 1823. Le dieci strofe scritte nel 1817 sono fortemente segnate da uno spirito di libertà, con una forte insistenza sull'azione liberatrice svolta da Dio verso il popolo ebreo: dato che la ricorrenza cristiana della Pentecoste coincide con quella ebraica della consegna a Mosè delle Tavole delle leggi, questa versione dell'inno parte da una netta opposizione tra la caliginosa rupe del Sinai, dove furono consegnate le Tavole, e la silenziosa (sepolta or nel silenzio) Sion (cioè Gerusalemme), su cui scende lo Spirito Santo, a vivificare la terra con la virt del suo amore: a questa opposizione (che richiama la Lettera ai Galati di san Paolo, che opponeva appunto la legge antica del Sinai alla Gerusalemme celeste della rivelazione cristiana) sono dedicate le prime cinque strofe (la seconda e la terza costruite in forma interrogativa). La legge antica senza la forza dello Spirito, senza la sua pietosa aura ineffabile, è servit; per essa nella quarta strofa si usa la metafora del faro (face) che non riesce a tener lontano il naufrago dallo scoglio: È face alta che l'onda / Continua »
Alessandro Mazzini analizza e comme... guarda il video »