Il viaggio come metafora dell'esistenza: tesina di maturità

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Percorso interdisciplinare e mappa concettuale per la maturità scientifica sul viaggio come metafora dell'esistenza, che comprede: Ungaretti, Montale, Petronio, Coleridge, Gaiuguin, Heidegger e Colonialismo (32 pagine formato doc)

IL VIAGGIO COME METAFORA DELL'ESISTENZA: TESINA MATURITA'

Introduzione. L’esistenza dell’individuo si pone necessariamente come ricerca del proprio io,come tensione verso la conoscenza della dimensione metafisica e come desiderio dell’ineffabile. In questo senso non è tanto importante la meta che ci si è prefissi di raggiungere,bensì il percorso che viene compiuto dalla coscienza individuale. Pertanto nella letteratura di tutti i tempi ricorre il topos del viaggio,un viaggio che,al di là del suo significato fisico,assume accezioni simboliche.

Il viaggio: tesina maturità


VIAGGIO: SIGNIFICATO SIMBOLICO

Tale tema ha percorso tanta letteratura,attraversando il romanzo cavalleresco cinquecentesco (Orlando Furioso),diventando un’importante esperienza biografico-conoscitiva per gli intellettuali settecenteschi (Alfieri),diventando espressione dell’esilio e di un allontanamento forzato (Foscolo),rimandando al percorso che ognuno di noi compie “nell’infelicissima vita dell’universo” (Leopardi).
Potendo scegliere tra questi e ulteriori esiti che il tema del viaggio permette di affrontare,come,ad esempio,il viaggio verso la negazione della propria identità,che in Pirandello si attua con “Il Fu Mattia Pascal” e si conclude in “Uno,Nessuno e Centomila”,si è messo in evidenza come il topos del viaggio possa creare una corrispondenza tra la poesia di Ungaretti e quella di Tetrarca,così come tra la poesia di Montale e quella di Dante.

Il viaggio: tesina di maturità


SIGNIFICATO DEL VIAGGIO

Secondo Ungaretti la virtuosità di Petrarca consiste nell’aver considerato il rapporto tra la realtà e il pensiero:la sua poesia è pura soggettività,espressione di conflitti interiori,confessione di propri peccari e richiesta di perdono per un pentimento che appare sempre incerto e minacciato,così come si può notare dall’analisi del sonetto CLXXXIX del Canzoniere.
Quello che in Petrarca è il desiderio di meritare il paradiso,diventa in Ungaretti una ricerca di un eden,di un paradiso perduto,di anche un solo frammento della purezza originaria,come si evince dal componimento “Girovago”.
Per quanto concerne l’influsso esercitato da Dante su Montale,esso si riferisce alla concezione della poesia come allegorica e metafisica,una poesia che,pur partendo dalla realtà del mondo esterno,cerca di cogliervi i segni del divino,sforzandosi di penetrare la dimensione dell’ultrasensibile.
Ma per Montale il mistero dell’universo resta in conoscibile,a differenza di Dante,per il quale anche le cose più oscure sono alla fine illuminate dalla luce di Dio,trovando la loro giustificazione all’interno di un disegno provvidenziale.
Così,se il viaggio dantesco,partendo dall’Inferno raggiunge il Paradiso,il cammino montaliano non riesce a decifrare le barriere del finito,così come viene messo in evidenza da due liriche: “Spesso il male di vivere ho incontrato” e “Meriggiare pallido e assorto”.