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Storia dell’energia elettrica, La rivoluzione industriale, Il futurismo di Marinetti, Ozono e smog fotochimico, Marx: La teoria dell'alienazione; Alle origini di internet ... (29 pagine formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastellastella Appunto inviato da sweetady

Le prime informazioni sull'energia elettrica, ci giungono dalla antica Grecia, circa all'inizio del VI° secolo a Indice degli argomenti Indice pag.1 Storia dell'energia elettrica pag.2 I vantaggi dell'elettricità pag.4 Problemi di produzione dell'energia elettrica pag.4 Fonti di energia pag.5 Fonti di energia esauribili pag.6 Fonti di energia inesauribili pag.6 La rivoluzione industriale. Una nuova forma di energia: il vapore pag.14 Il futurismo di Marinetti pag.16 Il manifesto pag.18 Ozono e smog fotochimico pag.19 Marx: la teoria dell'alienazione pag.21 Le geometrie non euclidee pag.23 La geometria iperbolica pag.24 L'opera di Riemann pag.24 Alle origini di internet pag.26 Il browser pag.27 L'ipertesto pag.27 Navigare su internet pag.27 Download pag.28 Il banner pag.28 Internet e i rapporti sociali pag.28 Emoticons pag.29 Bibliografia pag.29 Storia dell'energia elettrica In Italia l'illuminazione elettrica di Piazza del Duomo, a Milano, la sera del 18 marzo 1877, fu un evento da prima pagina. Un prodigio ben presto seguito da altri e destinato a influenzare non solo la vita pratica e produttiva, dall'illuminazione dei teatri ai tram elettrici, ma anche le arti, con la nascita di movimenti come il Futurismo. Il momento era, letteralmente, epocale. Un mondo di lumi a gas e di ombre fitte stava per lasciare il posto a un futuro che si immaginava luminoso, in ogni possibile accezione. «Candele e lampade in disputa chiassosa hanno coperto i sussurri delle albe. Le morbide lune non hanno più potere sopra di noi, le luci dei lampioni sono pus eleganti, pus aspre», scriveva il poeta russo Vladimir Majakovskij, esprimendo il comune senso di meraviglia, non scevro da timore.Ben altri stupori (e orrori) sono seguiti e ciò che al nascere del secolo pareva una prodigiosa utopia, oggi è una realtà che rischia di sconfinare nel banale. I «pali della luce» sono ormai parte integrante del paesaggio, premere un interruttore per accendere la luce è un gesto cosi automatico che è molto più facile ricordare le volte in cui, per un blackout improvviso, non è stato possibile compierlo. L'elettricità è data per scontata, a casa come al lavoro. Eppure, basta fare un piccolo esperimento: cominciare a escludere mentalmente dalla propria vita gli apparecchi che richiedono l'impiego di energia elettrica. Via le lampadine, la tv, i computer, gli elettrodomestici tutti, dalla lavatrice allo stereo. E poi gli ascensori, i citofoni, la metropolitana, i tram, l'illuminazione pubblica, i macchinari che hanno rivoluzionato i meccanismi di produzione e il lavoro nelle fabbriche... Un incubo? Beh, si tornerebbe semplicemente al secolo scorso. A un'Italia legata a un'economia contadina che per far funzionare i macchinari installati nelle filande e nelle officine sfruttava in modo rudimentale l'antica risorsa di torrenti e salti d'acqua. L'«elettricità» come disciplina di studio aveva poco più di due secoli. Fu il medico e fisico inglese William Gilbert, attorno al 1600, a iniziare Continua »

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