L'Io dell'artista: l'importanza del ricordo nel processo della creazione artistica: Tesina interdisciplinare sul tema ampiamente trattato dell'"Io dell'artista". Le materie trattate sono: Filosofia, letteratura, storia, inglese, psicologia - 18 pag - Liceo Classico (18 pagine formato doc)

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Sara Poggesi - L'Io dell'artista - L'importanza del ricordo nel processo della creazione artistica Argomenti trattati: Proust: la teoria della memoria Munch e il ricordo: l'esperienza Infantile Della Perdita Freud: il Sogno e il prodotto artistico ed il ricordo come fonte di creatività Wordsworth: poetry as memory Pascoli: il bisogno esistenziale di memoria PERCORSO PREFAZIONE Prima di trattare in modo specifico l'Io dell'artista è doveroso spiegare cosa intendiamo con la parola Io in filosofia. Questo pronome, con cui l'uomo designa se stesso, è diventato oggetto di investigazione filosofica dal momento in cui il riferimento dell'uomo a se stesso, come riflessione su di sé o coscienza, è stato assunto a definizione dell'uomo. Abbiamo quattro diverse definizioni: Definizione cartesiana: “Che cosa dunque sono io? Una cosa che pensa. Ma che cos'è una cosa che pensa? E' una cosa che dubita, concepisce, afferma, nega, vuole o non vuole, immagina e sente. Certo non è poco se tutte queste cose appartengono alla mia natura. Ma perché non le apparterebbero?… E' di per sé evidente che sono io che dubito, che intendo e che desidero e che non c'è bisogna di aggiungere nulla per spiegarlo.” (Mèd., II). Io come autocoscienza (Kant): l'Io viene visto “come oggetto della percezione o del senso interno e l'io come soggetto del pensiero o dell'appercezione pura, cioè l'io della riflessione” (Antr., I) Io come unità (Locke, Hume): Hume aveva paragonato l'io a “una repubblica, che può mutare gli uomini che la governano, come pure nella sua costituzione e nelle sue leggi, senza perdere la sua identità. L'uomo, allo stesso modo, può mutare le sue impressioni e le sue idee, rimanendo lo stesso io” (Teatrise, I, 4, 6) Io come rapporto (Kierkergaard): definì l'io come “un rapporto che si rapporta a se stesso. L'uomo è una sintesi d'anima e di corpo, d'infinito e di finito, di libertà e di necessità, (…) Una sintesi è un rapporto; e il ritorno su questo rapporto, cioè la relazione del rapporto con se stesso, è l'io dell'uomo. (Die Krankheit zum Tode, 1849, cap 1). Bibliografia “Dizionario Filosofico”, Abbagnano MARCEL PROUST: LA TEORIA DELLA MEMORIA “(…) Ma quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'edificio immenso del ricordo” - (Marcel Proust, La strada di Swann, traduzione di Natalia Ginzburg, Einaudi - 1946) La reminiscenza per Proust è frutto della memoria involontaria, lo spazio e il tempo in cui la vita acquista la profondità dell'arte. Proust distingue, infatti, tra memoria volontaria, quella suscitata dall'intelligenza e quindi povera e limitata, e Continua »

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