Non sono poi tante le donne che hanno avuto la possibilità di distinguersi nella scienza (e non solo), considerata, fino a non molto tempo fa, appannaggio esclusivo del mondo maschile. Molte hanno dovuto pagare con la vita questa loro passione, quasi fosse una colpa della quale vergognarsi: una donna che con le sue ricerche potesse superare o peggio inficiare i risultati ottenuti dai colleghi del sesso opposto, era ritenuta una presuntuosa da relegare in un angolo.
TESINA SULLA CONDIZIONE DELLA DONNA NEL FASCISMO E SUI DIRITTI DELL'UOMO (Clicca qui >>)
Ipazia di Alessandria, la più importante scienziata e filosofa dell'antichità, visse a cavallo tra il IV e il V secolo, in un periodo in cui il cristianesimo, religione ufficiale dell'Impero romano, andava sostituendosi alle tradizioni pagane assumendo un ruolo di primo piano nella politica e nella società. La sua vita, le sue opere, i suoi insegnamenti e soprattutto il suo crudele linciaggio a opera di un gruppo di monaci fanatici fecero di lei un simbolo del passaggio a una nuova epoca che apriva le porte al Medioevo. La figura di Ipazia è così passata dalla storia alla leggenda diventando per molti una sorta di martire del vecchio mondo classico che ormai si stava spegnendo.
LA FIGURA FEMMINILE NELL'ARTE E NELLA LETTERATURA (Clicca qui >>)
Ipazia nacque ad Alessandria nella seconda metà del IV secolo.
Nulla si sa della madre, si sa di un fratello di nome Epifanio, dubbia è la possibilità che avesse un altro fratello di nome Atanasio, noto è invece il padre, "Teone, il geometra, il filosofo d'Alessandria", che studiava e insegnava ad Alessandria, dedicandosi in particolare alla matematica e all'astronomia - osservò l'eclisse solare del 15 giugno 364 e quella lunare del 26 novembre - e che sarebbe vissuto almeno per tutto il regno di Teodosio (378-395).