Tesina sulla follia: mistero tra genialità e malattia

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Tesina sulla follia: lo studio della psiche di Freud, il trattamento dei malati di mente nei manicomi, il programma di eutanasia nazista e viene descritta l'impresa di Basaglia nell'Ospedale psichiatrico di Trieste. Infine vengono trattati due artisti, Vito Timmel e Edvard Munch, e il poeta triestino Claudio Magris, che analizzò la follia attraverso la figura di Timmel (12 pagine formato doc)

INTRODUZIONE TESINA SULLA FOLLIA

Presentazione: Il tema della follia ha da sempre incuriosito e spaventato gli uomini i quali si sono preoccupati di isolare il fenomeno al fine di tutelare la propria tranquillità e sicurezza.
Ma che cos’è la follia? Forse è qualcosa che tutti noi possediamo nel nostro inconscio. La follia ci aiuta ad affrontare il nostro Io e a tirar fuori la parte più creativa di noi stessi.
Il folle, quindi, può esprimere una realtà che agli occhi di persone “normali” può apparire distorta soltanto perché non è una visione comune.
Basti pensare ad un artista che esprime le proprie sensazioni ed emozioni in maniera disorganizzata e confusionale. È possibile, dunque, considerare la follia come causa determinante del genio?
Nel “De tranquillitate animi”, Seneca scrisse: “Nullum magnum ingenium sine mixtura dementiae fuit”, cioè “Non è mai esistito ingegno senza un poco di pazzia”.

Tesina maturità sulla follia


TESINA SULLA FOLLIA, SCIENZE UMANE

Storia della follia: Pirandello sosteneva che la follia fosse una maschera attraverso cui l’uomo si liberava dalle costrizioni della società.
Ma nel corso della storia dell’umanità fu considerata in diversi modi:
•    Nell’antichità essa era la massima punizione divina.
•    Nel Medioevo, in accordo con la cultura mistica del tempo, la follia fu concepita come “possessione” da parte del demonio e il rimedio era l’esorcismo o la distruzione del “posseduto” per eliminare il maligno dal corpo nel quale si era insinuato per compiere malefizi.
•    Nel Settecento, l’epoca dei lumi, la follia fu interpretata come disturbo della ragione e le cure consistevano in pratiche fisiche per ripristinare una sana volontà.
•    Alla fine dell’Ottocento, la follia iniziò ad essere concepita come una malattia. Tuttavia era considerato solo il suo aspetto organico e il paziente fu sottoposto a nuovi trattamenti quali l’ipnosi e l’elettroshock.
Si deve soprattutto a Sigmund Freud (1856-1939) il tentativo di affrontare in altro modo il disturbo mentale, prestando attenzione al funzionamento della psiche del paziente.

Tesina sulla follia per la maturità


TESINA SVOLTA SULLA FOLLIA: FREUD

Sigmund Freud: Freud studiò la follia come malattia mentale, attraverso la psicoanalisi, e trovò nella mente umana delle dimensioni psichiche inconsce che determinano la formazione della personalità.
In particolare dopo il 1920, per descrivere la psiche, Freud utilizzò una struttura costituita da tre istanze che influenzano il comportamento:
•    L’Es, che è l’insieme di tutti gli istinti e agisce secondo il principio del piacere;
•    L’Io, che è la parte organizzata della personalità e agisce secondo il principio di realtà;
•    Il Super Io, che è la coscienza morale e razionale, è l’insieme delle proibizioni interiorizzate nei primi anni di vita, che si sviluppa per il controllo sociale del comportamento.
Secondo Freud la personalità è equilibrata quando le tre parti si integrano e si completano senza che una parte prevalga eccessivamente sulle altre. Infatti, nel momento in cui una delle due parti (Es o Super Io) prevale in maniera eccessiva sull’altra, il nostro comportamento può apparire irrazionale e privo di logica.

Follia: tesina maturità


TESINA SULLA FOLLIA, LICEO CLASSICO: I MANICOMI

Nonostante con Freud si iniziò a considerare i malati mentali come veri e propri malati, spesso essi continuavano a venir rinchiusi in particolari case di cura, i manicomi. Un tipo di cura utilizzata era l’elettroshock, che per quanto cruento aveva una base scientifica: il nostro sistema nervoso centrale funziona in conformità a meccanismi neurotrasmettitoriali che creano nei neuroni dei potenziali elettrici. Somministrando una scossa elettrica, si presupponeva di ottenere un risultato analogo a quello di un neurotrasmettitore. Inoltre ai ricoverati, chiusi in strutture manicomiali già di per sé emarginate e isolate come delle prigioni, era impedito di avere contatti con l’esterno ed erano privati di qualsiasi tipo di rapporto umano. Ciò determinava un peggioramento col tempo, provocando deterioramenti mentali e fisici.