Tesina maturità sulla borghesia

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Tesina maturità Liceo linguistico sulla borghesia che comprende i seguenti argomenti: Andrea Sperelli ne Il piacere di D'Annunzio, fascismo e consenso borghese, Gli indifferenti di Moravia, ritratto dell'ipocrisia e dell'apatia del periodo fascista, "La dolce vita" di Fellini, "La grande bellezza" di Sorrentino e la concezione filosofica di Schopenhauer (15 pagine formato pdf)

TESINA MATURITA' SULLA BORGHESIA

Liceo linguistico "Eugenio Montale". La fatuità dell’esistenza borghese. Viaggio nella Roma dell’avidità dei sensi. Scopo della tesi: La tesi che si va ad esporre indaga essenzialmente la società italiana degli ultimi due secoli ed in particolar modo l’universo aristocratico fine ottocentesco, passando per la borghesia indifferente e accondiscendente del secolo delle due guerre, per poi riallacciarsi alla realtà contemporanea, come sintesi di un processo di lento degrado sociale.
Il filo conduttore che si vuol creare è quindi l’evoluzione inarrestabile e ormai radicata nella Città eterna di un mondo che ha deciso di abbandonare la vita più pura e sincera per dedicarsi a nuovi valori che ruotano in linea massima attorno al sesso e al denaro, intesi come nuovi punti di riferimento utili per la scalata sociale.
Il tutto è contornato dalla figura imponente e protagonista di Roma, che non si figura come la semplice cornice delle vicende, ma assume carattere centrale nei vari episodi, divenendo così il palcoscenico reale della storia italiana degli ultimi due secoli. Una storia che riflette le aspirazioni spassionate di una società persa nella frenetica ricerca della bellezza e del lusso, ma che termina col trovarsi completamente scarna di vitalità e in preda alla totale indifferenza e noia.
In primo luogo quindi si analizzerà la figura emblematica di Andrea Sperelli, protagonista de “Il Piacere” di D’Annunzio e incarnazione perfetta del dandy di fine Ottocento che, circondato da lussi e bellezze, vive in continua alternanza fra vita mondana e vita dello spirito nella Roma aristocratica di fine Ottocento, carica di frivolezze e scandali mondani. Il ritratto dell’ Italia umbertina che emerge è quindi quello di un mondo mediocre e edonista, in cui lo stesso protagonista vive mostrando atteggiamenti ambivalenti, che lo fanno apparire vincitore ed inetto nella duplice conquista di Elena Muti e di Maria Ferres.
I salotti aristocratici, descritti con un linguaggio aulico e solenne, alle volte ridondante, lasceranno il posto all’ ambiente borghese del periodo fascista e quindi alla narrazione di un giovanissimo Moravia che ritrae lo sfacelo di una famiglia che potremmo definire della “bonne bourgeoisie” e di un’Italia che dopo il delitto Matteotti del 1924 sembra essersi affievolita e gettata nella più totale indifferenza. Con “Gli indifferenti” riusciamo ad entrare all’interno dell’universo vuoto ed apparente della famiglia Ardengo, dove Michele e Carla sono due giovani incapaci di provare sentimenti, annientati dall’ambiente sterile in cui vivono, per cui il loro dramma risiede proprio in questa inettitudine di fronte alla vita, accentuata dal clima totalitario imposto da Mussolini.
Successivamente, con “La dolce vita” di Fellini ci immergeremo nella Roma di fine anni Cinquanta, la Roma bene, fatta di salotti, dive, night club e immagini che ci impediscono di comprendere ciò che distingue il vero dal falso, ma anche qui, come nei precedenti ambienti analizzati, la noia sarà la costante dell’esistenza di Marcello, giovane scrittore di Cesena arrivato nella Capitale proprio con l’intento di trattare e di entrare a far parte della vita mondana della città.
L’ Urbe felliniana, con la sua commistione di religione e scandalo, di sacro e di profano, di splendore architettonico e di degrado morale, sarà poi ripresa e riaggiustata in chiave moderna da Sorrentino ne “La grande Bellezza”, ultimo punto cardine di questa tesi e che vede concludere il nostro excursus nella figura di Jep Gambardella, giornalista di costume e critico teatrale navigato, che non solo voleva diventare un “mondano” ma “il re dei i mondani” e con la sua volontà di potenza ci è riuscito. Alla luce però del suo sessantacinquesimo compleanno qualcosa cambia: un’analisi profonda e malinconica della sua vita lo porta a ricercare l’innocenza e la spontaneità perduta. La figura di Jep rappresenta così l’uomo di oggi, quello che è la nostra società, quello a cui l’individuo medio aspira, anche inconsciamente. Tuttavia, il suo personaggio si figura estremamente complesso, forse il più completo di tutti quelli presentati.
Il suo sguardo apparentemente cinico, ma in realtà estremamente sensibile, nell’analizzare il mondo che lo circonda ha suscitato l’interesse di intraprendere questo percorso, di vedere come la borghesia moderna e la perpetua devozione per l’apparenza e la mondanità siano la risultante di vari fattori sociali, economici e di pensiero che hanno caratterizzato tutta la storia italiana da dopo l’Unità e che hanno reso Roma eterna indiscussa protagonista di un mondo al confine tra bellezza e decadenza.

Tesina sull'ipocrisia nella società borghese

 

TESINA SULL'IPOCRISIA NELLA SOCIETA' BORGHESE: INDICE

Indice.
Andrea Sperelli: incarnazione di una società perbenista e famelica
Il fascismo ed il consenso borghese
“Gli indifferenti”: ritratto dell’ipocrisia e dell’apatia del periodo fascista
Roma: capitale de “La dolce vita”
Roma oggi: “La grande bellezza
“La vita è un pendolo che oscilla tra la noia e il dolore”
“Gli sparuti sprazzi di bellezza”: conclusioni
Bibliografia, filmografia, fonti online

Tesina maturità su "Tempi moderni"

 

IPOCRISIA NELLA LETTERATURA: ANDREA SPERELLI

Andrea Sperelli: incarnazione di una società perbenista e famelica
Ne “Il Piacere” D’Annunzio regala ai suoi lettori un ritratto denso di lusso, scandalo e amore della Roma del governo Depretis, una Roma che ha partorito una generazione sterile di valori, puerilmente debole e capace esclusivamente di mascherare questa sua inettitudine attraverso feste mondane, atteggiamenti frivoli, amori snaturati e sperdute ricerche di ricchezze utili per aumentare la smania di apparenza.
Proprio in questa atmosfera di sfacelo generale si delinea la figura dell’esteta Andrea Sperelli, uomo ambiguo e raffinato nella sua continua aspirazione verso il bello, l’arte e le opere letterarie, nonché fine poeta. La sua vita trascorre essenzialmente tra un salotto ed un altro, conquistando e facendosi amanti molte delle donne che lo circondano. Tuttavia la sua è una vicenda triste e logorata dal continuo alternarsi del grandioso e del meschino, al punto che finisce per abbandonarsi definitivamente al mondo del Piacere, non riuscendo quindi a far prevalere su di sé il riscatto di una possibile redenzione.