Il suicidio

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Tesina interdisciplinare sul tema del suicidio (23 pagine formato doc)

Ad una prima analisi del comportamento dell’uomo nei confronti della morte e del comportamento suicidario appare una sostanziale contraddizione con la cultura della società contemporanea, basata prevalentemente sul “culto del fitness”. L’angoscia della morte, però, dal 1800, diviene sfondo collettivo messo in rilievo, ed in alcuni casi anche esaltato; si nota, infatti, come questo gesto sia presente in tutta la storia conosciuta del mondo, nonostante il netto contrasto con le manifestazioni di conservazione della vita che operano nel singolo individuo e nella specie. L’assurdità che si attribuisce a tale gesto, non sembra essere nata con esso, ma sembra che si sia costruita nel corso dello sviluppo dell’uomo, ed in particolare nel nostro contesto sociale e culturale. Le culture estremo orientali pre-islamiche, infatti, coltivavano un atteggiamento di comprensione nei confronti del suicidio, giustificandolo come unica via di liberazione dai lacci della condizione umana. Un simile atteggiamento si ritrova anche nella grecità classica in campo filosofico, nello scetticismo e nello stoicismo, oppure nel pensiero romano del quale caso emblematico è Seneca. Con l'introduzione del cristianesimo, però, le considerazioni sul suicidio cambiano: adesso è assimilato, addirittura, all’omicidio e quindi al peccato. Poi, con il diciannovesimo secolo, il tema della morte autoprovocata conosce ulteriori trasformazioni: da un lato, si dimostra comprensione verso questo gesto, come dimostrano le opere di Foscolo e di Goethe; dall’altro, si mantiene sempre un certo scetticismo per quanto riguarda l’efficacia del comportamento suicidarlo, che si può notare chiaramente nel pensiero di Leopardi e Schopenhauer.