Storia del giornalismo: dall'età giolittiana al dopoguerra

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Tesina sulla storia del giornalismo italiano: i trionfi di Alberini, Frassati e Bergamini, Giolitti e lo schieramento dei giornali, stampa socialista, cattolica e nazionalista, guerra in Libia, giornalismo nella grande guerra e ruolo dei giornali nel dopoguerra (11 pagine formato doc)

STORIA DEL GIORNALISMO: DALL'ETA' GIOLITTIANA AL DOPOGUERRA

Storia del giornalismo. Dall’età giolittiana al dopoguerra. Giornali e giornalisti agli inizi del novecento. L’Itala del primo novecento presenta condizioni favorevoli per lo sviluppo editoriale: la popolazione cresce ad un ritmo sostenuto, il processo di urbanizzazione si sta accelerando, la rete ferroviaria si amplia, migliora il servizio postale e cresce il tenore di vita. In questo quadro generale, i quotidiani e i settimanali più intraprendenti possono allargare il proprio mercato, anche grazie all’impiego del telegrafo, che ha reso più veloce la circolazione delle informazioni alla quale il telefono darà la tempestività necessaria. Tuttavia nel 1901 il 48,7% degli italiani è analfabeta. Sotto la guida di Giolitti, il Paese entra in una condizione di libertà più ampia e più tangibile.

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STORIA DEL GIORNALISMO ITALIANO

Ora anche in Italia c’è chi guarda alla stampa come al “quarto potere”. Ma di limiti e di condizionamenti all’esercizio della libertà di stampa e all’indipendenza dei giornali ne restano parecchi. Sul piano generale vanno sottolineati il ritardo con cui si arriva al varo di una legge che toglie ai magistrati la possibilità di sequestrare preventivamente una pubblicazione e la continuazione dei metodi di intervento governativo sviluppati dopo l’unificazione. Giolitti non rinuncia agli atti di sostegno o di pressione sui giornali al fine di promuovere o accrescere il consenso attorno alla sua opera di governo. In un certo senso li perfeziona, articolandoli in appoggi per i finanziamenti, in sovvenzioni attraverso i “fondi neri” e in pressioni esercitate direttamente dal governo o tramite i prefetti. Agli inizi del Novecento, diversi editori affrontano la nuova fase del processo di industrializzazione della stampa, con l’idea che il rinnovamento editoriale e giornalistico possa portare l’Italia ai livelli dei giornali europei. Ma a questa idea di rinnovamento venne in parte ostacolata dai costi di produzione alti e dai cospicui investimenti per dotare le tipografie di nuovi macchinari come la linotype (compositrice meccanica) e la cliché che consente una buona riproduzione delle fotografie sulla carta dei quotidiani. Ma soltanto pochi imprenditori dell’informazione riescono a creare aziende che danno un reddito sicuro.

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STORIA DEL GIORNALE

Le imprese che hanno prospettive incerte devono ricorrere ad alleanze con esponenti del mondo dell’industria e dell’agricoltura. La fisionomia e la struttura del quotidiano cambiano all’inizio del secolo. La tendenza generale è al formato grande (con la pagina suddivisa in cinque colonne). Nel 1904 la foliazione normale diventa di 6 pagine ma già nel 1906 i quotidiani più forti come il “Corriere della Sera” cominciano a uscire a 8 pagine alcune volte alla settimana. Si delineano le suddivisioni per argomenti con testatine apposite: la cronaca cittadina, quella giudiziaria alla quale viene dato molto spazio, le notizie teatrali, le “recentissime”. Una rubrica abituale in molti quotidiani è la rassegna delle riviste e dei giornali.

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STORIA DEL GIORNALE IN ITALIA

Il romanzo d’appendice resta, ma non compare più “a fogliettone” in prima pagina.  In prima pagina c’è posto soltanto per le informazioni e gli orientamenti politici, per uno spunto culturale e, quando l’occasione è buona, per la corrispondenza di un inviato. Ma i titoli sono sempre a una colonna, eccetto quello di testata che varia a seconda degli avvenimenti. I primi titoli “di taglio” a due colonne compaiono verso la fine del decennio, quando le pagine vengono spartite in sei colonne.