Il compromesso storico: la "condanna" di Moro
« Chi è Aldo Moro è presto detto: dopo il suo degno compare De Gasperi, è stato fino a oggi il gerarca più autorevole, il "teorico" e lo "stratega" indiscusso di questo regime democristiano che da trenta anni opprime il popolo italiano. La controrivoluzione imperialista [...] ha avuto in Aldo Moro il padrino politico e l'esecutore più fedele delle direttive impartite dalle centrali imperialiste. »
(Brigate Rosse, Primo Comunicato)
Aldilà degli innumerevoli misteri che ricoprono tutt'ora il "caso Moro", misteri che questa tesina si propone di analizzare, ciò che appare certo è che il rapimento di Moro ha le sue motivazioni ultime nella volontà dichiarata di quest'ultimo di accettare il compromesso storico proposto da Enrico Berlinguer. Il segretario del Pci, con questa proposta, aspirava alla creazione di un nuovo governo retto dalla Democrazia Cristiana - Giulio Andreotti sarebbe stato primo ministro - che prevedesse la strettissima collaborazione delle altre forze democratiche, comprendendo - tra esse - anche il Partito Comunista. Tra le varie opposizioni, ufficiali od ufficiose, a questo compromesso assume particolare significato quella delle Brigate Rosse, per le quali un accordo con il partito democristiano avrebbe di fatto sancito la sconfitta del progetto comunista e - addirittura - favorito il tanto odiato "Stato imperialista delle multinazionali" rappresentato , nelle idee dei brigatisti, proprio da Moro e dalla sua forza politica di appartenenza.
Ad onor del vero, le iniziali intenzioni dell'ex ministro degli esteri non erano esattamente quelle di Berlinguer, il quale prevedeva l'entrata effettiva al governo del Pci. Egli, infatti, pensava più semplicemente ad una politica consociativa, un gioco di alleanze il cui fine era quello di rappresentare un numero maggiore di elettori e di partiti. Al G7 di Portorico del 1976 Moro cominciò a cercare consensi ed appoggi internazionali alle sue idee, pur non trovando altro che reazioni negative. L'avvicinamento definitivo ad un'idea molto simile a quella del compromesso storico avvenne da parte di Moro solo successivamente alle elezioni del 1976, le quali videro il Pci molto vicino al sorpasso sulla Dc: in quel momento Moro si convinse definitivamente che per poter governare non avrebbe potuto prescindere dall'appoggio dei comunisti, benché avesse ricevuto molti moniti al riguardo. Questa fu la scelta che lo rese oggetto di critiche e minacce fino alla follia dei brigatisti, culminata la mattina del 16 marzo 1978 mentre il presidente della Dc si recava in Parlamento a votare la fiducia al costituendo governo Andreotti, proprio quello "di collaborazione" ideato da Moro stesso.
Continua »