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Eneide: traduzione: Attenta traduzione dell'intera opera di Virgilio in lingua italiana. Suddiviso in libri ed in versi corrispondenti al testo originale (215 pagine formato doc)

VOTO: 8 Appunto inviato da kurthim

LIBRO PRIMO LIBRO PRIMO Canto le armi, canto l'uomo che primo da Troia venne in Italia, profugo per volere del Fato sui lidi di Lavinio. A lungo travagliato e per terra e per mare dalla potenza divina a causa dell'ira tenace della crudele Giunone, molto soffrì anche in guerra: finché fondò una città e stabilì nel Lazio i Penati di Troia, origine gloriosa della razza latina e albana, e delle mura di Roma, la superba. Musa, ricordami tu le ragioni di tanto doloroso penare: ricordami l'offesa e il rancore per cui la regina del cielo costrinse un uomo famoso per la propria pietà a soffrire così, ad affrontare tali fatiche. Di tanta ira son capaci i Celesti? Vi fu un'antica città, abitata dai Tiri, che fronteggiava l'Italia e le foci del Tevere da lontano: Cartagine, ricchissima di mezzi e terribile in armi. Si dice che Giunone la preferisse a ogni terra, persino alla stessa Samo, e vi tenesse le armi e il carro. Già da allora la Dea si adoperava con ogni sforzo a ottenerle, se mai lo consentano i Fati, l'impero del mondo. Ma aveva saputo che dal sangue troiano sarebbe nata una stirpe destinata ad abbattere le rocche di Cartagine; che un popolo dal vasto dominio e forte in guerra sarebbe venuto a distruggere la Libia: tale sorte filavano le Parche. Temendo l'avvenire e memore della guerra che aveva combattuto un tempo sotto Troia per i suoi cari Argivi, Giunone conservava ancora vive nell'anima altre ragioni d'ira e di fiero dolore: le restano confitti nel profondo del cuore il giudizio di Paride, l'onta della bellezza disprezzata, il rancore per la razza troiana, gli onori ai quali è assurto Ganimede. Infiammata da tanti oltraggi, la Dea teneva lontani dal Lazio, sballottati sulle onde, i Troiani scampati ai Greci ed al feroce Achille: ed essi erravano sospinti dal destino per ogni mare da molti e molti anni. Tanto era arduo, terribile, fondare la gente romana! Appena perduta di vista la terra di Sicilia i Teucri spiegavano lieti le vele verso il largo fendendo coi rostri di bronzo le spume salate. Giunone, che sempre nel petto ha incisa l'eterna ferita, vedendoli disse tra sé: "Dovrò dunque desistere dalla mia impresa e darmi per vinta, senza riuscire a distogliere il re dei Teucri dall'Italia? Me lo vietano i Fati! Eppure Minerva ha potuto incendiare la flotta dei Greci e sommergerli in mare per punire le colpe del solo Aiace d'Oileo! Lei stessa scagliò dalle nubi il rapido fuoco di Giove, disperse le navi e sconvolse i flutti coi venti, travolse in un turbine Aiace che vomitava fiamme dal petto fulminato, lo infilzò in uno scoglio; ed io, che incedo solenne a capo di tutti gli Dei, sorella e moglie di Giove, io muovo da tanti anni guerra a un popolo solo e non riesco a domarlo. Ma chi d'ora in avanti onorerà più la gloria di Giunone, e imporrà sacrifici ai suoi altari?" La Dea, volgendo tra sé tali pensieri nel cuore infiammato di collera, giunse all'isola Eolia patria dei nembi, terra piena di venti furiosi. Qui il re Eolo controlla in un'immens Continua »

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