Il Giovin Signore Inizia La Sua Giornata: Parafrasi Del Testo - Versione di Italiano gratis Studenti.it

Il Giovin Signore inizia la sua giornata: parafrasi del testo: Versione in prosa sino al 100° verso del Giovin Signore (2 pagine formato doc)

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Il giovin Signore inizia la sua giornata : Parafrasi Il giovin Signore inizia la sua giornata : Parafrasi Giovane Signore, sia che a te il sangue purissimo, divino discende da una lunga serie di nobili antenati, sia che il titolo nobiliare sia stato acquistato e le ricchezze messe insieme in pochi lustri dal padre parsimonioso con l'agricoltura o il commercio correggano la mancanza di nobiltà di sangue, ascoltami, ti insegnerò le amabili usanza della moda. Come ingannare il tempo in questi noiosi e lenti giorni che sono accompagnati da una noia e da un fastidio insopportabile, ora ti insegnerò. Quali al Mattino, quali dopo mezzogiorno, quali la Sera saranno le tue occupazioni se tra i tuoi ozii rimane tempo per l'ozio pur di ascoltarmi e prestarmi attenzione. Già hai visitato in Francia e in Inghilterra le case di piacere e le case di gioco e porti impressi i segni della tua dissolutezza: ora è tempo di riposarsi. Vanamente la vita militare a sé ti chiama; è ben pazzo colui che acquista l'onore rischiando la vita, e tu naturalmente odi il sangue, la violenza. Né ti sono meno odiosi gli studi, che ti arrecano tristezza: i pianti risonanti dei fanciulli nelle scuole ti resero avverso agli studi, dove le arti più nobili e le scienze, trasformate in mostri e in vani e orribili fantasmi, fanno echeggiare sempre le ampie aule delle strida degli scolari. Ora per la prima volta senti quali piacevoli occupazioni il Mattino ti debba portare a fare. Inizia il Mattino col sorgere dell'Alba davanti al grande Sole che appare nel lontano orizzonte per dare piacere agli animali, alle piante e ai campi. Allora il buon contadino si alza dal caro letto in cui la sposa fedele e i suoi piccoli figli avevano riscaldato la notte; poi con sul collo gli attrezzi agricoli, che furono inventati da Cerere, dea dell'agricoltura, e da Pale, dea della pastorizia, va col lento bue davanti al campo, e scuote i rami curvi del piccolo sentiero e le gocce di rugiada, che come gemme, riflettono i raggi nascenti del sole. Allora si alza il fabbro, e l'officina risonante dei colpi di martello sull'incudine riapre, e ritorna sui lavori non terminati il giorno precedente, sia che costruisca una chiave difficile da contraffare o congegni di ferro per rendere sicure le casseforti al ricco che ha sempre paura di venire derubato o se vuoi incidere i gioielli e i vasi d'ornamento di oro e d'argento alle nuove spose o a mense. Ma che? Tu inorridisci e mostri i capelli irti come gli aculei di un istrice a sentir le mie parole? Ah non è questo, Signore, il tuo Mattino. Tu col sole che tramonta non sedesti alla scarsa mensa, e alla luce dell'incerto crepuscolo non andasti ieri a coricarti su uno scomodo giaciglio, come condannato a fare l'umile comune. A voi, figli degli dei celesti, a voi, consesso di semidei viventi sulla Terra, altro vi concesse il buon Giove: e con altre arti e altre leggi per una strada diversa da quella dei comuni mortali a me conviene guidarvi. Tu tra le veglie e il teat Continua »

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