Superbia E Arroganza Dei Padroni Nei Confronti Degli Schiavi, Seneca - Versione di Latino gratis Studenti.it
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Superbia e arroganza dei padroni nei confronti degli schiavi, Seneca: Versione del brano "Superbia e arroganza dei padroni nei confronti degli schiavi" di Seneca con testo originale a fronte. (1 pag -formato word) ( formato doc)

VOTO: 5 Appunto inviato da

Superbia e arroganza dei padroni nei confronti degli schiavi - Seneca Superbia e arroganza dei padroni nei confronti degli schiavi - Seneca Non c'è da stupirsi, osserva l'autore, che gli schiavi siano per lo più infìdi e traditori: come potrebbero avere rispetto o affetto per chi li umilia e li maltratta? Itaque rideo istos1 qui turpe2 existimant cum servo suo cenare: quare,3 nisi quia superbissima consuetudo cenanti domino stantium servorum turbam circumdedit4? EstA 5 ille plus quam6 capit, et ingenti aviditate onerat distentum ventrem ac desuetum iam ventris officio, ut7 maiore opera omnia egerat quam6 ingessit8. At infelicibus servis movere labra ne in hoc9 quidem, ut loquantur, licet; virga murmur omne conpescitur, et ne fortuita quidem verberibus excepta sunt10, tussis, sternumenta, singultus; magno malo ulla voce interpellatum silentium luitur; nocte tota ieiuni mutique11 perstant. Sic fit ut isti de domino loquantur12 quibus coram domino loqui non licet. At illi quibus13 non tantum coram dominis, sed cum ipsis erat sermo, quorum os non consuebatur, parati erant pro domino porrigere cervicem, periculum inminens in caput suum avertere; in conviviis loquebantur, sed in tormentis tacebant. Seneca, Ep. 47. 5-8 Perciò mi fanno ridere codesti individui1 che considerano sconveniente pranzare con il proprio schiavo: per quale motivo, (poi), se non perché un'usanza oltremodo presuntuosa ha messo attorno al padrone che pranza una folla di schiavi che stanno in piedi? Quello (= il padrone) mangia più di quanto possa contenere2, e con enorme avidità sovraccarica il suo ventre gonfio e ormai disavvezzo alla funzione di ventre, tanto che rigetta tutto il cibo con sforzo maggiore di quello fatto per ingoiarlo3. Invece ai poveri schiavi non è permesso muovere le labbra neppure al semplice scopo di parlare4. Con il bastone si mette a tacere ogni mormorio, e neppure i (rumori) casuali - tosse, starnuti, singhiozzo - sfuggono alle5 frustate; il silenzio disturbato da un qualche suono si paga con un grave castigo; se ne stanno in piedi tutta la notte digiuni e muti. Così accade che parlino (alle spalle) del padrone, questi6 (schiavi) cui non è permesso parlare in presenza del padrone. Ma quelli (di un tempo) cui non solo era permesso parlare7 di fronte ai padroni, ma con i (padroni) stessi, la cui bocca non veniva cucita, erano pronti a dare la vita8 per il padrone, ad attirare sul proprio capo il pericolo incombente; parlavano nei banchetti, ma sotto tortura9 tacevano.9, Continua »

PERSONE: seneca
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