Immagine tempo: Il cinema del pensiero

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Tesi sul concetto di trailer e videoclip. Concetti di tempo, reale e percepito, nell’essenza dell’audiovisivo. Esame di Comunicazione multimediale (26 pagine formato doc)

Università degli studi di Roma TOR VERGATA Facoltà di Lettere e Filosofia Esame di Comunicazione multimediale a.a.
2005-2006 Concetti di tempo,reale e percepito,nell'essenza dell'audiovisivo. “ Penso che la televisione sia in grado di riuscire a farci evadere dalla concezione stabile del tempo. Essendo costituita da un continua flusso di immagini,appunto senza alcuna interruzione il tempo in essa è scandito in maniera diversa. Non più in base a minuti, ma in base agli spazi dedicati ai palinsesti. Di conseguenza potremmo tranquillamente vivere alle cinque del mattino come fosse mezzogiorno,perché la televisione di notte trasmette,comunque a prescindere da luce o buio,pioggia o neve…è al di fuori del tempo convenzionale inteso.” A. Giulia La Starza IL CINEMA DEL PENSIERO Gilles Deleuze, ne "L'immagine-movimento" e ne "L'immagine-tempo", scritti entrambi negli anni Ottanta, sostiene la tesi secondo la quale, nonostante la grande abbondanza di mediocrità presente nella produzione cinematografica, i grandi autori del cinema possono essere paragonati non soltanto ad altri artisti, quali architetti, pittori o musicisti, ma anche a dei pensatori, che pensano attraverso delle "immagini-movimento" e delle "immagini-tempo" al posto dei concetti.
Deleuze riallaccia le sue riflessioni sul cinema alle concezioni di Henry Bergson sulla natura del movimento e del tempo. Il cinema attraverso il montaggio arriva a dare un'immagine del tempo che può essere diretta se legata alle immagini-tempo o indiretta se proveniente dalle immagini-movimento e dai loro rapporti. Nella contrapposizione elaborata da Bergson tra il tempo inteso come durata nella coscienza e il tempo misurabile della matematica e degli orologi, il cinema si presenta come l'esempio tipico del falso movimento: esso, infatti, procede con due dati complementari, delle sezioni istantanee che si chiamano immagini e un movimento, o tempo impersonale, uniforme e astratto, che è nella macchina da presa e con cui si fanno "sfilare" le immagini. Il cinema dunque ricostruisce il movimento con delle sezioni immobili come il più vecchio dei pensieri (paradosso di Zenone). Tuttavia, sostiene Deleuze, non si può concludere l'artificialità del risultato a partire dall'artificialità dei mezzi: infatti il cinema, sebbene proceda con fotogrammi che sono delle sezioni immobili di tempo (sequenze di 18 o 24 immagini al secondo), ci restituisce un'immagine media (ovvero risultante dalla somma di tutti i fotogrammi) a cui il movimento non si aggiunge astrattamente, ma che appartiene invece all'immagine come dato immediato. Attraverso la cinepresa mobile e il montaggio, il cinema non ci offre un'immagine alla quale aggiungerebbe, solo in un secondo momento, il movimento, ma ci dà immediatamente un'immagine-movimento. Attraverso l'inquadratura, la macchina da presa ritaglia dallo spazio aperto del mondo un sistema chiuso, una sezione mobile del tempo-durata, un sottoinsieme fatto di immagini, di personag