Traduzioni frammenti Parmenide

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La traduzione del "Poema sulla Natura" di Parmenide di Cerri e Beaufret (8 pagine formato doc)

Untitled PARMENIDE: DUE INTERPRETAZIONI A CONFRONTO Fr.
1 Le cavalle, che mi portano fin dove l'animo giunge mi trascinavano, dopo avermi avviato sulla strada ricca di canti, divina, che porta l'uomo sapiente per tutte le cose che siano. Era lì che viaggiavo: le cavalle scaltrite lì mi portavano tirando il carro, fanciulle guidavano il loro percorso. Suono d'organo l'asse mandava nelle sue sedi surriscaldato (era mosso da entrambe le ruote rotanti da una parte e dall'altra) , mentre a spronare s'affaticavano le figlie del Sole, appena uscite dalla casa della Notte, verso la luce, dopo essersi tolte il velo dal capo. Lì è il portale che segna il cammino della Notte e del Giorno, un architrave gli fa da cornice e una soglia petrigna, lo chiudono grandi battenti che toccano il cielo: la Giustizia preposta alle pene detiene le chiavi girevoli.
Rivolgendosi a lei le fanciulle con dolci parole seppero ben persuaderla a togliere subito via dalla porta la spranga a serrami; attraverso i battenti schiuse la porta un vuoto infinito, mentre s'apriva ruotando nelle bandelle argute i cardini di bronzo, con ferramenta e chiodi ben fissi, dritto lì dentro le fanciulle guidarono lungo la strada le cavalle ed il carro. Benigna m'accolse la Dea, con la mano mi prese la mano Destra, così incominciava a parlarmi e diceva: Figlio, compagno ad aurighe e cavalle immortali che ti portano, giungendo alla nostra casa rallegrati, perché non una sorte maligna t'ha fatto venire su questa strada (certo è lontana dalla pista degli uomini), ma legge e giustizia. Bisogna che tutto tu sappia, sia della verità rotonda il sapere incrollabile sia ciò che sembra agli uomini, privo di vera certezza. Saprai tuttavia anche questo, perché le parvenze dovevano plausibilmente stare in un tutto, pur tutte restando (Giovanni Cerri) Le cavalle che mi trasportano fin dove giunge lo slancio del mio cuore avanzavano. Esse mi avevano condotto sulla strada della divinità, ricca d'insegnamenti; la strada che attraversa le dimore degli uomini per condurre colui che sa vedere. Io ero condotto proprio su questa strada; su di essa mi conducevano le molto sagge cavalle attaccate al mio carro, mentre alcune fanciulle indicavano il cammino. E l'asse, che si scaldava nei mozzi, strideva come il flauto, premuto sui due lati dal cerchio delle ruote, quando le figlie del Sole, lasciatesi alle spalle le dimore della notte, affrettavano la loro corsa verso la luce, scostando con la mano i veli che coprivano il loro capo. Là si trovano le porte che danno sui sentieri della Notte e del Giorno, incastrate in alto in un'architrave, e, in basso, in una soglia di pietra. Esse brillano nell'aria in tutta la pienezza dei loro grandi battenti, ed è Dike potente e severa a detenerne le chiavi dal doppio uso. Lusingandola con dolci parole, le Figlie del Sole sono riuscite a impietosirla. Essa velocemente leva per loro il paletto solidamente fissato. Le porte scompaiono, lasciando spalancato lo spazio dei battenti. L'uno