Il labirinto nei miti

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Ricerca sul tema del labirinto, passando da teseo e arianna, alla danza delle gru. Questo brano è tratto da un volumetto intitolato “I luoghi del mito: nelle spire del labirinto”. (6 pagine formato doc)

Questo brano è tratto da un volumetto intitolato “I luoghi del mito: nelle spire del labirinto” Questo brano è tratto da un volumetto intitolato “I luoghi del mito: nelle spire del labirinto”.
L'autore, G. Annibaldis, salendo a ritroso nel tempo, dichiara l'intenzione di cogliere le metamorfosi subite dal mito archetipico del labirinto. Egli ne segue le tracce inseguendo leggende e iconografia, scoprendo ramificazioni poco note dell'albero genealogico delle storie mitologiche fortunosamente approdate sulle antiche coste pugliesi.     Una rara variante del mito di Teseo lambisce Brindisi.
La ricorda fuggevolmente il geografo Strabone, accogliendo una tradizione aristotelica: "Quanto a Brentesion, si racconta che essa accolse una colonia di Cretesi di quelli giunti qui da Crosso con Teseo". Ciò che Strabone ci riferisce è un'eco razionalista del mito di Teseo e dei giovinetti ateniesi mandati in ostaggio a Creta, e vittime del Minotauro. In realtà la leggenda è concorde nell'indicare in Delo la prima tappa della fuga da Creta: in questa isola dell'Egeo approdarono i ragazzi capitanati da Teseo, subito dopo l'uccisione del Minotauro. Con loro era la bella Arianna, la principessa minoica che con il gomitolo li aveva aiutati nell'impresa di districarsi tra gli andirivieni ingannevoli del Labirinto. A Delo, il giovane eroe figlio di Egeo - come un coreografo - inscena una danza della "salvezza", disponendo i compagni liberati uno dietro l'altro, intrecciati per le mani, e facendoli procedere in movimenti che mimavano il percorso dell'uscita dall'intricato edificio dedalico. Una danza collettiva per esprimere l'esultanza per la buona riuscita dell'impresa e per la scampata morte. Così la rievoca Plutarco, il poligrafo e sacerdote greco del II secolo dopo Cristo: "Nel viaggio di ritorno da Creta Teseo si fermò a Delo. Dopo aver sacrificato al dio e offerto come dono votivo l'immagine di Afrodite che aveva ricevuta da Arianna, eseguì insieme coi ragazzi una danza che dicono sia ancora in uso presso quelli di Delo e che riproduce i giri, i passaggi del Labirinto: una danza consistente in contorsioni ritmiche e movimenti circolari": gli antichi la chiamarono "danza delle gru" (ghéranos), giustificando spesso la denominazione con la disposizione dei ballerini in fila indiana, come fanno gli uccelli migratori. Nel celebre vaso etrusco da Volci (570 avanti cristo circa), sette ragazzi e sette ragazze s'intrecciano alternativamente nel passo della gru. La danza dovette avere una vasta diffusione e qualche variante: ne parlano diffusamente gli antichi, da Doicearco a Luciano da Samosata, a Giulio Polluce, che nel II secolo dopo Cristo si diffondono sulle varie teorie del ballo. Tuttavia, nel III secolo avanti Cristo, il poeta Callimaco precisa che nella "danza delle gru" si esibivano solo fanciulle, battendo il ritmo con il piede: la danza veniva accompagnata dal suono della cetra e guidata da un mimo che impersonava Teseo. È appunto que