Città e campagna nella letteratura: ricerca

Appunto inviato da giuliatedoldi
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Ricerca sul tema città e campagna che argomenta il testo di Orazio "Il topo di città e il topo di campagna", Virgilio (Titiro e Melibeo), Dante, Boccaccio, Petrarca, Leopardi, Manzoni, Parini, Dickens, Svevo, Calvino e Celentano (14 pagine formato pdf)

CITTA' E CAMPAGNA LETTERATURA

Città e campagna.

Orazio: topo di campagna e topo di città.
Olim rusticus urbanum murem mus paupere fertur accepisse cavo, veterem vetus hospes amicum,asper et attentus quaesitis, ut tamen artum solveret hospitiis animum. Quid multa? Neque ille sepositi ciceris nec longae invidit avenae,aridum et ore ferens acinum semesaque lardi frusta dedit, cupiens varia fastidia cena vincere tangentis male singula dente superbo cum pater ipse domus palea porrectus in horna esset ador loliumque, dapis meliora relinquens.Tandem urbanus ad hunc "Quid te iuvat" inquit, "amice, praerupti nemoris patientem vivere dorso?Vis tu homines urbemque feris praeponere silvis? Carpe viam, mihi crede, comes. Terrestria quando mortalis animas vivunt sortita neque ulla est aut magno aut parvo leti fuga: quo,bone,circa,dum licet, in rebus iucundis vive beatus,vive memor quam sis aevi brevis".
Haec ubi dicta agrestem pepulere, domo levis exsilit; inde ambo propositum peragunt iter, urbis aventes moenia nocturni subrepere.

Tesina: città e campagna

CITTA' E CAMPAGNA ORAZIO

Si racconta che una volta un topo di campagna abbia ricevuto nella sua povera tana un topo di città, ospitante di vecchia data (che accoglie) un vecchio amico, ruvido e attento ai risparmi, tale tuttavia da aprire il suo animo gretto ai doveri dell’ospitalità. Che dire? Non risparmiò né i ceci messi da parte né i lunghi chicchi d’avena, e gli offrì, recandoli in bocca, acini di uva secca e pezzi di lardo già mezzo rosicchiati, desideroso di vincere con la varietà della cena la schizzinosità di quello, che a mala pena toccava con dente superbo le singole (portate); mentre il padrone di casa, disteso su paglia di stagione, mangiava farro e loglio, lasciando a lui i bocconi migliori. Infine il cittadino disse a questi: “Che gusto ci provi, amico mio, a vivere soffrendo sul pendio di un bosco scosceso? Non vuoi preferire gli uomini e la città ai boschi selvatici? Credi a me, mettiti in cammino in mia compagnia; poiché le creature terrestri vivono avendo avuto in sorte anime mortali e sia per chi è grande, sia per chi è piccolo non c’è scampo alla morte: perciò mio caro vivi felice tra le cose piacevoli, mentre ti è lecito, vivi ricordando quanto breve sia la tua vita”. Poiché queste parole scossero il campagnolo, lesto balza fuori dalla tana; quindi i due compiono il viaggio prefisso, desiderosi di sgusciare di notte sotto le mura della città.
Iamque tenebat nox medium caeli spatium, cum ponit uterque in locuplete domo vestigia, rubro ubi cocco tincta super lectos canderet vestis eburnos multaque de magna superessent fercula cena,quae procul exstructis inerant hesterna canistris.

Tema: meglio vivere in campagna o in città?

RAPPORTO CITTA' E CAMPAGNA

Ergo ubi purpurea porrectum in veste locavit agrestem, veluti succinctus cursitat hospes continuatque dapes nec non verniliter ipse fungitur officiis, praelambens omne quod adfert.Ille cubans gaudet mutata sorte bonisque rebus agit laetum convivam; cum subito ingens valvarum strepitus lectis excussit utrumque.Currere per totum pavidi conclave, magisque exanimes trepidare simul domus alta Molossis personuit canibus. Tum rusticus "Haud mihi vita est opus hac" ait et "Valeas. Me silva cavusque tutus ab insidiis tenui solabitur ervo" .
E già la notte teneva a metà il suo corso nel cielo, quando entrambi posero le vestigia in una ricca casa, dove un drappo tinto di rosso scarlatto risplendeva su divani d’avorio, e dove della grande cena rimanevano molte portate, che il giorno prima erano state poste in disparte in canestri ben colmi. Dunque, dopo aver fatto sdraiare il campagnolo su un drappo di porpora, l’ospitante corre qua e là come uno schiavetto succinto e porta vivande una dopo l’altra e svolge il servizio proprio come un domestico, leccando prima tutto ciò che porta. Quello sdraiato gode della mutata sorte e tra le buone cose fa la parte del convitato soddisfatto, quand’ecco all’ improvviso un gran strepito di battenti sbalza entrambi giù dai divani. Corrono impauriti per tutta la stanza e ancora di più si agitano senza fiato, quando la grande casa risuonò di cani Molossi. Allora il topo di campagna dice: “Non so che farmene di una vita come questa…stammi bene: il bosco e la mia tana protetta dalle insidie mi consoleranno dell’umile veccia”.