Canto 12 Paradiso: parafrasi e analisi del testo

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Parafrasi e analisi del canto dodicesimo del paradiso di Dante Alighieri (5 pagine formato doc)

CANTO 12 PARADISO: PARAFRASI

Analisi del testo del Canto 12 Paradiso di Dante Alighieri. Non appena la luce benedetta di San Tommaso ebbe pronunciata l’ultima parola, la santa corona incominciò a volgersi in cerchio; e non finì di compiere un intero giro che un’altra corona di beati la circondò, e accordò il suo moto e il suo canto al moto e al canto di quella;
in quei dolci strumenti questo canto supera quello dei nostri poeti e delle nostre donne tanto quanto il raggio diretto supera quello riflesso.
Come attraverso una nube leggiera e trasparente si volgono due archi ( quelli dell’arcobaleno quando è doppio) paralleli e fatti degli stessi colori, quando Giunone comanda alla sua ancella (di scendere sulla terra a portare i suoi messaggi),
e l’arco esterno si forma ( per riflessione) da quello interno, allo stesso modo in cui (dalla voce) si genera l’eco, che prende nome da colei che l’amore consumò come il sole dissolve la nebbia,
e tali archi nel mondo rendono gli uomini sicuri che la terra non sarà mai più allagata, per il patto stipulato da Dio con Noè, così si volgevano intorno a noi le due corone di beati, e così quella esterna si accordò a quella interna.

Canto 12 Paradiso: riassunto e figure retoriche

DANTE CANTO XII PARADISO PARAFRASI

Iride, messaggera di Giunone, scendendo sulla terra, dipingeva, lungo il suo percorso in cielo, un arcobaleno.

La ninfa Eco.
figlia dell'Aria e della Terra, si consunse a tal punto nel suo disperato amore per Narciso, che si ridusse solo a ossa e voce; tramutata in sasso dagli dei, conservò di umano solo la voce ( Ovidio - Metamorfosi III, 356-510). Dopo il diluvio universale Dio strinse con Noè un patto: non avrebbe mai più provocato un altro diluvio e come segno di questo accordo mandò l'arcobaleno (Genesi IX, 0-16). Con l'apparizione della seconda corona di beati che si aggiunge alla prima, anzi che questa abbia compiuto tutto il suo giro, la poesia si esalta nella sfera delle immagini, nella perfezione artistica del canto dei due semicori tripudianti e del loro moto di danza, moto a moto e canto a canto, che vince ogni umana scienza poetica ed ogni seduzione sensitiva: muse e serene. Il loro accordo è intrinseco come la fascia interna e quella esterna dell'arcobaleno: il paragone delle due ruote all'iride dà origine alla stupenda immagine di un patto eterno di pace e di gioia fra il cielo e la terra, e con essa hanno termine il tripudio e la festa dell'intermezzo proemiale.

I canti del Paradiso: riassunto

PARAFRASI E ANALISI CANTO 12 PARADISO

Dopo che la danza e l’altra grande festa che le anime facevano con il cantare e con il rispondersi di ciascuna luce all’altra, piene di gioia e di carità si arrestarono nello stesso istante e con la stessa concorde volontà, proprio come le palpebre degli occhi devono necessariamente abbassarsi o sollevarsi insieme, secondo il desiderio che determina i loro movimenti, dal profondo di una di quelle luci giunte poco prima si levò una voce, che, facendomi volgere verso il luogo da cui proveniva, mi fece assomigliare all’ago (della bussola che si orienta) in direzione della stella polare; e incominciò:
“ Lo spirito di carità che rende più luminosa la mia bellezza mi spinge a parlare dell’altra guida (San Domenico), per onorare la quale qui si è parlato così bene della mia (San Francesco).