Padre del ciel dopo i perduti giorni: parafrasi e analisi

Appunto inviato da zuchn1987
/5

Parafrasi e analisi del sonetto di Petrarca, Padre del ciel dopo i perduti giorni (2 pagine formato doc)

PADRE DEL CIEL DOPO I PERDUTI GIORNI: PARAFRASI

Padre del ciel, dopo i perduti giorni
Autore: Francesco Petrarca
Tipologia di componimento: sonetto
Schema rime: ABBA ABBA CDE CDE
ParafrasiPadre del cielo, dopo aver trascorso e dissipato giorni e notti inseguendo vane passioni, in compagnia della bruciante prepotente passione, che mi accese il cuore quando contemplai gli atti così leggiadri e seducenti, per mia sventura, di Laura vi chiedo di farmi tornare ad una vita radicalmente diversa e a più belle azioni in virtù di un’illuminazione, così che il demonio, avendo invano teso le reti per catturarmi, risulti sconfitto, deluso.

Ora comincia l’undicesimo anno, o mio Signore da quando io fui sottomesso all’amore che è tanto più crudele quanto più si è a lui sottomessi, cioè si ama più intensamente. Abbi misericordia del mio poco degno lavorare; riconduci i miei pensieri che seguono falsi obbiettivi a più degno oggetto; ricorda a loro che tu in questo giorno fosti crocefisso.

Padre del ciel dopo i perduti giorni: parafrasi, analisi e commento

PADRE DEL CIEL DOPO I PERDUTI GIORNI: METRICA

Temi delle strofe:
1.

quartina
Dopo l’invocazione a Dio, il Tetrarca si volge al proprio passato considera retrospettivamente la vana esperienza d’amore paragonata ad un tormento
2. quartina
ricollegandosi alla precedente invocazione, si volge idealmente al futuro, a contemplare nella preghiera la pace spirituale tantodesiderata
3. terzina
muovendo dal presente al passato,, misura per così dire la durata di un tormento che non è ancora cessato
4. terzina
scandisce in tre versi la triplice invocazione e preghiera a Dio <<Misere… reduci… ramenta…>>: tre imperativi.

Francesco Petrarca: vita e opere principali

PADRE DEL CIEL DOPO I PERDUTI GIORNI: SPIEGAZIONE

Questo sonetto è in completamente antitetico a “Benedetto si ‘l giorno, e ‘l mese, et ‘l’anno”. Infatti nel primo Tetrarca benedice gli aspetti, il luogo, il tempo e i momenti in cui iniziò la sua storia di amore con Laura; in questo sonetto, invece, il poeta invoca Dio affinché lo aiuti ad uscire da questo amore che definisce come: vagheggiamento, giogo e sventurata azione. A differenza di “era il giorno ch’al sol si scoloraro”, nell’ultima strofa Petrarca evidenzia, l’importanza e la tragicità della morte di Cristo sulla croce, fatto che è anticipato, nella poesia, dal chiasmo: pensier vaghi/miglior luogo. La figura di Cristo è simbolo di perdono, redenzione, salvezza dalle “reti” del demonio e ritorno ad una purezza di pensieri e azioni che il poeta aveva perso durante l’amore con Laura.