Chi non avesse mai veduto foco: analisi

Appunto inviato da margheritafumagalli
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Chi non avesse mai veduto foco: testo del sonetto, analisi dettagliata e confronto con "Io m'aggio posto in core a Dio servire" di Giacomo da Lentini (3 pagine formato doc)

CHI NON AVESSE MAI VEDUTO FOCO: ANALISI

Analisi poesia “Chi non avesse mai veduto foco” di Giacomo da Lentini.
1.    Sintetizza il contenuto del testo proposto (max 10 righe)
2.    Come viene presentata la donna amata?
3.    Individua lo schema metrico del componimento.
4.    Spiega le suggestioni presenti nella metafora del fuoco, scelta dall’autore per indicare l’amore.
5.    Individua nel sonetto i concetti e la terminologia che rinviano all’amor cortese.
6.    Confronta questo testo con “Io m’agio posto in core a Dio servire” evidenziando eventuali analogie di temi e linguaggio
7.    Illustra le caratteristiche principali della “Scuola Siciliana”

Io m'aggio posto in core a Dio servire: analisi della poesia di Giacomo da Lentini

CHI NON AVESSE MAI VEDUTO FOCO: TESTO

1.    Il poeta paragona l’amore della sua amata al fuoco.

Se non fosse mai stato visto, non si penserebbe che possa scottare; anzi, sembrerebbe qualcosa di allegro e giocoso.
Purtroppo l’amore non contraccambiato spesso scotta e l’autore spera che esso si accenda nella sua amata, poiché ella gli dà solo pene e tormento. L’amore è villano perché, oltre a non legare i due, permette alla donna di prendersi gioco del povero innamorato e induce quest’ultimo a provare dolore.

2.    La donna della poesia viene chiamata alla “madonna mia”, cioè signora, che non contraccambia l’amore dello scrittore. L’amata si burla del povero innamorato, nonostante egli sia completamente avvolto dal desiderio di conquistare questa donna. Non essendo un sentimento reciproco, l’amore reca solo pene e tormento a colui che spera che si accenda in lei la fiamma dell’amore.

3.    La poesia è un sonetto e il suo schema metrico presenta nelle prime due quartine uno schema del tipo “A-B-A-B  A-B-A-B” (rima alternata) mentre nelle due terzine uno del tipo “C-D-E  C-D-E” (rima ripetuta).

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MEFAFORA CHI NON AVESSE MAI VEDUTO FOCO

4.    Il paragone tra fuoco e amore è una metafora piuttosto ricorrente tra i temi della Scuola Siciliana. L’amore è considerato come qualcosa che appare bello e gioioso, proprio come quando si osserva il fuoco ardere nella brace di un camino, ma è altrettanto pericoloso perché se lo si tocca e dunque se si entra in contatto con esso, può portare ad una percezione sia fisica che morale del dolore. In questo caso, l’amore non contraccambiato porta ad una vera e propria scottatura dell’animo, che può tuttavia guarire se condiviso dall’amata.

5.    Appunto perchè il sonetto fa parte della corrente letteraria della Scuola Siciliana, il tema dell’amore riprende i canoni dell’amor cortese. Il poeta non loda molto le qualità della donna, ma riprende l’argomento del servizio d’amore, fonte di gioie e dolori per il poeta.