Commento Canto XI paradiso

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Commento completo di note biografiche dei personaggi del Canto XI del Pardiso di Dante (2 pagine formato doc)

La contrapposizione fra l'uomo " carnale ", che si occupa del mondo e segue il suo piacere, e l'uomo " spirituale ", che contempla le cose eterne, è un luogo comune della letteratura ascetica; e fra i testi in volgare ce n'è uno di intonazione volutamente popolaresca che può aiutare a comprendere la risonanza del tema, ovunque diffuso: il Ritmo Cassinese.
Tuttavia nei versi di Dante la superba accentuazione ritmica, I'investitura assorta nella corte del cielo, il moto saliente e tuttavia estatico, dicono un nuovo processo di individuazione. Con un tratto sdegnoso il Poeta coinvolge in un solo atto di rifiuto le occupazioni mondane, dalle più degne seguendo sacerdozio , ( ma sarà da pensare al fatto storico del potere civile che la Chiesa si trovò sulle braccia alla dissoluzione dell'impero carolingio: la spirital corte, la curia dei vescovi, esercitò, specie in Italia, il potere politico) alle meno plausibili , e chi rubare -. Ma l'accento poetico rivelatore del nesso logico cade su quell'avverbio, - gloriosamente - che dice il moto lento ed invincibile dell'assunzione gloriosa di Dante e Beatrice nei cieli dei beati.
San Tommaso, nel canto precedente, ha presentato la rassegna degli spiriti sapienti e fra le sue prime parole e quelle che ora seguono c'è stato il doppio intermezzo del mattutino conventuale e del rifiuto della mondanità: nella verticalità raggiante del suo lume egli adesso, alla ripresa, sorride (che è tratto lieve ed allegro, per tanto filosofo); né ha più bisogno di sillogizzare ancora o di dedurre e indurre, investigando, ma splende della luce di Dio e in Dio, che sa tutto, apprende. I due dubbi, qui ripresi dal discorso precedente e ancora una volta sospesi, concernono la decadenza degli istituti monastici e la sapienza di Salomone, e proprio la spiegazione sospesa e protratta li innalza e li ingrandisce. I versi 32-33 riecheggiano espressioni evangeliche: poco prima di morire Gesù "gridando a gran voce, disse: " Padre... " (Luca XXIII 46; cfr. anche Matteo XXVII, 50; Marco XV, 37). . Due principi ordinò: San Francesco e San Domenico, fondatori dei due grandi ordini religiosi del secolo XII, quello dei francescani e quello dei domenicani. Il primo si propose di diffondere la fedeltà ai precetti di Cristo (povertà, carità, castità, umiltà), l'altro di lottare contro gli eretici, affinché la Chiesa fosse più fida nella sua obbedienza a Cristo e più sicura di fronte alle eresie. E cosi sintetizzato in questa terzina il compito riformatore per il quale nacquero i due ordini religiosi: riportare alla purezza di vita e di pensiero la corrotta società cristiana del tempo e rigenerare i costumi ecclesiastici.