Canto 2 Inferno: analisi, parafrasi e figure retoriche

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Spiegazione del secondo canto dell'inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri: analisi, parafrasi e figure retoriche (6 pagine formato doc)

CANTO 2 INFERNO: ANALISI

Canto 2 Inferno di Dante. Inferno, canto 2Il giorno finiva, e l’oscurità faceva interrompere ai vivi in terra le loro fatiche; io solo
mi preparavo a sostenere il travaglio fisico e morale (del viaggio), che la memoria, esatta nel trascrivere ciò che ha appreso, narrerà.
Dante non indulge mai in descrizioni di mero colore: nella Divina Commedia la natura è sempre ricca di dramma, di umana tensione.

Così nell'attacco di questo canto, che prende rilievo dal contrasto tra il destino di tutti, che è quello di riposare dopo le fatiche della giornata, e quello del Poeta, oppresso dal peso della sua responsabilità, insonne, travagliato dall'angoscia.
Le parole che Dante rivolgerà a Virgilio per esporgli i propri dubbi trarranno solennità e concentrazione proprio dal fatto di essere dette in questo tramonto, simbolo del commiato di un uomo da tutto ciò che di umano ancora lo tiene legato al mondo dei vivi.
O Muse, o mia forza intellettuale, soccorretemi; o memoria, che porti impressa in te la mia visione, qui apparirà il tuo valore.

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CANTO 2 INFERNO: FIGURE RETORICHE

Io cominciai con queste parole: "Poeta, mia guida, guarda se le mie capacità sono sufficienti, prima di affidarmi all’arduo passaggio.
(Nell’Eneide) tu narri che il padre di Silvio (cioè Enea, che generò Silvio da Lavinia), mentre era ancora in vita, andò nel mondo dei morti (immortale: perché in esso le anime hanno vita eterna), e fece ciò in carne e ossa.
Ma, se Dio (l’avversario d’ogni male) fu con lui cortese, riflettendo sull’importanza dei risultati ( Roma, la sua storia, il suo impero) che avrebbero avuto in Enea la loro origine, e sulle sue qualità personali e sulla sua stirpe regale,
Però, se l'avversario d'ogni male: contro i presupposti dell'esegesi tradizionale, per i quali oggetto del giudizio dell'uomo assennato è la cortesia usata da Dio ad Enea, il Pagliaro sottolinea "l'impossibilità, per così dire, ideologica, di attribuire al Poeta della cristianità medievale, che nella teologia ha concentrato e trasfigurato la pienezza e la purezza del suo amore terreno, un atteggiamento irrispettoso o per lo meno distratto, al punto da fargli dire che un uomo di senno non può obbiettare nulla contro il favore dimostrato da Dio nei riguardi di Enea..." Il giudizio dell'uomo assennato verterebbe quindi sulla persona di Enea, non sulla cortesia di Dio.

Quanto alla domanda affacciata da alcuni interpreti, se cioè Dante credeva alla discesa agli Inferi di Enea (di cui Virgilio parla nell'Eneide, canto VI, 237 sgg.) come a un evento storicamente accertato, occorre ricordare che per la mentalità medievale il problema non si poneva in questi termini: un fatto veniva accettato come vero per il momento di verità interiore che in esso appariva contenuto.

Canto 2 Inferno: analisi, figure retoriche, riassunto e commento

SECONDO CANTO INFERNO PARAFRASI

Nell'empireo ciel per padre eletto: il cielo Empireo è il decimo, il più remoto dalla terra, quello che rinchiude in se tutto il creato ed è sede di Dio.
la cosa non appare ingiustificata a chi ragiona; poiché egli fu prescelto da Dio come capostipite della nobile Roma e del suo impero:
Roma e il suo impero, se vogliamo essere esatti, furono costituiti da Dio per preparare il luogo sacro dove ha sede il pontefice, successore del grande Pietro.
A causa di questa discesa ( nel regno dei morti), di cui (nel tuo poema) lo hai considerato degno, apprese fatti (il padre Anchise gli pronosticò il felice esito dei suoi travagli e la grandezza di Roma) che furono le premesse della sua vittoria (nella guerra contro i Latini e i loro alleati) e dell’autorità papale.

Canto 2 Inferno: riassunto e commento