Le innovazione introdotte dal Manzoni

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Commento sulle novità che ha introdotto il manzoni correlato con i pareri dei più illustri critici (3 pagine formato doc)

Non a dispetto, come si dice, dei suoi presupposti morali e polemici, sì proprio in virtù di quei presupposti, il romanzo è un Non a dispetto, come si dice, dei suoi presupposti morali e polemici, sì proprio in virtù di quei presupposti, il romanzo è una grande opera di poesia, la cui validità si commisura, come è proprio dei capolavori, in rapporto all'ampiezza dell'orizzonte culturale e alla sua attitudine a comprendere e a modificare la complessa realtà di un'epoca e di una civiltà determinata.
Polemico è già il nucleo primo dell'invenzione: quel porre al centro del racconto ed elevare a simboli della dignità umana conculcata, ma insopprimibile, un filatore e una contadina, quello spostare l'attenzione dai personaggi degli eroi e dei grandi alla gente umile e anonima, che a molti dei contemporanei, e perfino a un Tommaseo,apparve atteggiamento paradossale e deprecabile; e un lievito di insistente polemica, in cui riaffiorano tenaci i motivi antifeudali e antiumanistici della cultura lombarda settecentesca, accompagna e sottolinea, ora ironica ora sdegnosa, la rappresentazione sempre calda di affetto e di pietà della vita dei poveri, svela, sotto il fasto pesante del cerimoniale, gli idoli di orgoglio e di crudeltà, di boria e di violenza che ispirano la condotta e regolano il costume dei ceti dominanti; scopre illuminandolo di luce cruda, l'oscuro fondo di cupa tetraggine, di simulazione, di aridità o di vigliaccheria, dei personaggi d'autorità, tirannelli e politiconi, prelati di mondo e avvocati azzeccagarbugli, nobili puntigliosi e ridicoli pedanti, bigotte con la loro smania di filantropia invadente ed inutile e grandi signore depravate e perverse; suscita ad ogni passo la satira pungente di una società con i suoi pregiudizi e le sue superstizioni, i suoi riti artificiosi e la sua cultura scolastica, nonché della politica in se e di coloro che l'incarnano, dell'immortale ragion di stato, dei "motivi d'interesse e di riputazione", a cui i governanti ubbidiscono, procedendo ora con grossolana violenza, ora con imperizia, con stoltezza sempre, incuranti della miseria, della fame, del "sangue de' poveri". Né questo fermento polemico è da considerare come elemento secondario, marginale ed episodico, o peggio ancora come un'arbitraria e fastidiosa intrusione dell'ideologia religiosa dello scrittore, che costringa e raffreni la sostanza poetica in funzione di un'apologia angustamente confessionale; è vero invece che esso investe tutta la struttura del libro e ogni particolare; in esso convergono e si compongono fantasia e sentimento invenzione e riflessione; si accordano, in un ritmo alterno, temperandosi a vicenda, i momenti e i toni umoristici e comici e quelli tragici eloquenti o solenni.
Un medesimo impulso di alta e combattiva tensione morale ispira la vivacissima commedia del personaggio di don Abbondio, e, su un piano diametralmente diverso, la psicologia sottile penetrante, spietatamente rivelatrice di Gertrude; anima la mossa, incalzant