Il nome della rosa: recensione film

Appunto inviato da noemyclassico
/5

Recensione del film Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud, tratto dall'omonimo romanzo di Umberto Eco (3 pagine formato doc)

IL NOME DELLA ROSA RECENSIONE FILM

Il nome della rosa - recensioneIl Nome Della Rosa è un film curato dalla regia di Jean-Jaques Annaud, liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Umberto Eco.

Per produrlo servirono ben cinque anni, un budget elevatissimo e un grande cast sulle scene. Fu girato fra Italia, Francia e Germania e fu presentato al pubblico nel 1986.
La vicenda ha per protagonisti Guglielmo da Baskerville, un monaco francescano ex inquisitore, interpretato da Sean Connery, diventato famoso per aver recitato nel ruolo nel ruolo dell’agente 007, e Adso da Melk, giovane novizio, interpretato da Christian Slater , che è anche la voce narrante della storia.
La trama si svolge nel 1327 all’interno di un’ignota abbazia benedettina medioevale, dove alcuni monaci trovano inspiegabilmente la morte.
Data la mentalità chiusa del tempo e condizionata unicamente dalla religione, la causa delle morti viene attribuita all’intervento di forze demoniache e queste vengono percepite come presagi dell’Apocalisse.
Così finiscono per essere accusati degli omicidi una giovane ragazza (considerata una strega), Salvatore, un monaco mentalmente ritardato che parla una strana lingua fatta di volgari misti e Fra Remigio, un ex dolciniano (l’ordine dei dolciniani che predicava la povertà della Chiesa come quello francescano, fu dichiarato eretico) a seguito di un incendio divampato accidentalmente e del successivo ritrovamento di un gatto nero e di un gallo morto, animali spesso usati di riti satanici.

Il nome della rosa: recensione libro

IL NOME DELLA ROSA COMMENTO PERSONALE

I tre dunque vengono dichiarati eretici e condannati al rogo.
Guglielmo però riesce infine a trovare la reale soluzione dell’enigma, nonostante ciò non eviti la morte di Salvatore e Remigio.
Guglielmo da Baskerville è un personaggio particolare: la sua mentalità va controcorrente rispetto alle ideologie del periodo, contrariamente a ciò che si predicava, per essere un frate nutriva un fortissimo interesse per la conoscenza e per le materie scientifiche, inoltre il suo metodo d’indagine si basa sulla ricerca di una spiegazione razionale e questo, unito alla sua spiccata capacità deduttiva, ricorda le tecniche d’investigazione utilizzate dal famoso Sherlock Holmes, protagonista dei romanzi gialli di Arthur Conan Doyle, dal quale Umberto Eco trasse grande ispirazione per delineare il protagonista della sua storia.

Riguardo quest’aspetto è necessario riconoscere la bravura del regista che è riuscito a mantenere in modo impeccabile le caratteristiche del personaggio. Un grande merito va riconosciuto anche allo scenografo Dante Ferretti, uno tra il più celebri nel suo campo, che è riuscito a riprodurre perfettamente l’atmosfera oscura e misteriosa che circonda la vicenda e il monastero in sé, custode d’indicibili segreti. Complementare all’immagine dell’abbazia è la scelta degli attori che interpretano i monaci, dai volti deformi e cupi. L’unico luogo che acquista una valenza positiva rispetto al resto dell’ambientazione è lo scriptorium, luogo in cui la sapienza risiede e viene divulgata, pervaso dalla luce.

Il nome della rosa: riassunto breve, personaggi e commento

IL NOME DELLA ROSA TEMATICHE

La tematica principale si sviluppa intorno alla “ricerca della conoscenza”. Per comprenderla è necessario essere consapevoli che nel medioevo ogni aspetto della vita e della mente dell’uomo è legato alla religione e il sapere era limitato a quello che è detto nelle Sacre Scritture o sostenuto dagli antichi teologi e filosofi (Aristotele è l’esempio dominante), dunque chi si spingeva oltre ed eseguiva nuovi studi veniva visto come un peccatore e condannato come eretico dalla Chiesa stessa. Oltre a questo la dottrina era fondata sull’assoluto disprezzo della vita terrena, quindi dei suoi piaceri e divertimenti i quali allontanavano da Dio.
Questa è la chiave di tutta la storia: la morte dei frati era legata a un libro della poetica di Aristotele riguardante la commedia(di cui era negata l’esistenza), dove venivano esaltati il divertimento e il riso, tuttavia questi concetti erano all’epoca inconcepibili, perché come dice Jorge, il bibliotecario il riso uccide la paura e senza la paura non ci può essere la fede. Questo personaggio appare ossessionato dal tema, l’emblema della società chiusa del tempo, infatti alla fine si scopre essere proprio lui l’artefice delle morti: egli aveva avvelenato le pagine del libro in questione, in modo tale che chiunque avesse ingerito l’inchiostro (era normale leccarsi le dita prima di voltare le pagine), sarebbe morto. In più il suo personaggio, cieco, è in realtà la metafora di una fede cieca, che non ammette compromessi.