novembre

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analisi del testo della poesia "novembre" di Giovanni Pascoli: comprensione, analisi del testo e approfondimento (3 pagine formato doc)

TEMA LETTERARIO ANALISI DEL TESTO COMPRENSIONE COMPLESSIVA La poesia è composta da tre quartine e le rime seguono lo schema ABAB.
. La prima impressione è quella di avere davanti un paesaggio primaverile, ma questa è solo un'illusione: infatti la poesia è ambientata in novembre e i vari odori e colori sono percepiti non con i sensi ma con l'immaginazione. Nella prima quartina, viene descritto un paesaggio tipicamente primaverile; nella seconda viene descritto il paesaggio autunnale e nell'ultima quartina Pascoli affianca l'immagine della “finta” estate alla morte. L'elemento che bipartisce i due quadri naturali è “ma”, poiché ribalta tutto ciò che è stato detto un attimo prima.
Inoltre la seconda quartina è piena di parole come “secco e stecchite” che cambiano immediatamente l'immagine della primavera. ANALISI DEL TESTO A mio parere, il lessico utilizzato nella poesia non è complesso, ed infatti la poesia risulta semplice. Al suo interno ci sono due sinestesie, ovvero l'associazione, nella stessa espressione, di voci che si riferiscono ad ambiti sensoriali diversi: alla terza riga “odorino amaro” (odorato + gusto) e alla decima/undicesima riga “odi di foglie un cader fragile” (udito + tatto). Inoltre è presente anche un ossimoro nell'ultima strofa “estate fredda”, cioè un accostamento di due termini opposti. La poesia scorre bene e senza accorgersene la si vive con tutti i sensi. Nella prima quartina viene usato un lessico che esprime dei caratteri di solarità e serenità come: “gemmea l'aria, sole chiaro, albicocchi in fiore, senti nel cuore”. Invece le altre due strofe assumono un aspetto sinistro grazie a “secco, stecchite, nere trame, cavo, silenzio, cader fragile, estate dei morti”. Leggendo la lirica entrano in gioco diversi campi sensoriali nella percezione del paesaggio. Infatti nella prima strofa, inizialmente si ha una percezione generale di come è l'aria e il sole, successivamente utilizziamo la vista per la ricerca degli alberi in fiore, ed infine l'odorato per il profumo degli albicocchi in fiore e il gusto per l'odorino amaro del biancospino. Nella seconda strofa utilizziamo la vista perché vediamo gli alberi secchi e stecchiti, i disegni neri che formano le fronde degli alberi nel cielo vuoto. Nell'ultima strofa usiamo l'udito, perché intorno a noi c'è il silenzio, e tra una raffica di vento e l'altra si sentono le fragili foglie cadere a terra nei giardini e negli orti. Alla fine della poesia viene nominata l'estate fredda dei morti, ovvero l'estate di san Martino. Questa cade a metà novembre e in essa possono capitare delle giornate praticamente estive. Pertanto la descrizione di una giornata mite per un attimo ci dà l'illusione di essere in primavera, mentre in realtà siamo a novembre. In questo modo Pascoli unisce l'aspetto dell'apparenza estiva con quello del freddo novembre, mese dei morti, definendo il periodo l'estate dei morti.