"il passero solitario": Prosa

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Prosa di una delle poesie più famose di Giacomo Leopardi: "il passero solitario" (1 pagine formato doc)

Piazzolla Pamela Classe 2^ b 3 dicembre 2002 PROSA: O passero solitario, canti verso la campagna sulla vetta del campanile fino a quando arriva il tramonto e l'armonia del tuo canto si diffonde nella valle.
Intorno la primavera splende nell'aria, si diffonde nei campi e a guardarla si intenerisce il cuore. Si sentono le greggi belare e le mandrie muggire: gli altri uccelli contenti, fanno mille giri nel cielo libero per festeggiare la primavera. Tu pensoso guardi tutto ciò che succede lontano dagli altri e non partecipi agli spassi ed ai canti in compagnia e così passi la più bella parte dell'anno e della tua giovinezza. Quanto assomiglia la tua vita alla mia.
Io non curo il divertimento e le risate che sono le compagne della giovinezza e neanche tu amore, che sei il fratello della gioventù e sarai anche il mio rimpianto nella mia vecchiaia. Non so nemmeno perché fuggo da loro. Io trascorro la mia giovinezza quasi solitario ed estraneo al paese in cui sono nato e vivo. Nel nostro villaggio è abitudine festeggiare questo giorno che ormai sta per finire. Si sente nel cielo sereno il suono delle campane e gli spari dei fucili da villaggi in villaggi. Tutti i giovani dei villaggi vestiti a festa lasciano le case contenti e si riversano sulle strade. Io solitario vado nella parte lontana della campagna e rimando questi divertimenti. E intanto, il mio sguardo steso nell'aria luminosa è ferito dal sole che tramonta, pare che mi afferma che la gioventù se ne andrà presto. Tu uccellino, arrivato alla fine della vita che ti concede il destino non avrai rimpianto delle tue abitudini perché ogni vostro comportamento è frutto del destino. Che sembrerà a me di questo atteggiamento se non otterrò di evitare la vecchiaia quando i miei occhi non parleranno più al cuore degli altri e quando il giorno futuro è più scuro di oggi?