Quando vedo l'allodoletta muovere, Bernart de Ventadorn

Appunto inviato da margheritafumagalli
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Analisi del testo "Quando vedo l'allodoletta muovere" di Bernart de Ventadorn poeta trovatore francese vissuto nel XII secolo (1 pagine formato doc)

  1. Dividi il testo in sequenze e dai un titolo.
  2. Esistono aree semantiche e parole prevalenti?
  3. Ci sono riferimenti per capire la cultura dell'autore?
  4. Vi sono riferimenti feudali?
  5. Quali aspetti della poesia trobadorica puoi riconoscere
  1. La poesia di Bernart de Ventadorn può essere suddivisa in cinque macro-sequenze: la prima può essere intitolata "L'invidia per l'allodoletta felice", la seconda "La donna che lascia il desiderio", la terza "La diffidenza nelle donne", la quarta "La rassegnazione di un amore non contraccambiato" e infine, la quinta, "L'abbandono al vivere"
  1. Le aree semantiche principali sono due: il tema dell'amore e della morte dell'anima. L'amore viene ricordato come qualcosa di gioioso, qualcosa che permette di amare una donna, qualcosa che colpisce il cuore, mentre l'idea della morte è evocata nei temi dell'infelicità della vita, del rinunciare a cantare, dello smettere di vivere, di abbandonare la gioia e l'amore; in altre parole, l'amore non contraccambiato porta alla morte dell'anima dello sfortunato.
  1. I due principali riferimenti culturali sono riportati con una similitudine: "come fece il bel Narciso nella fonte" e "come il pazzo sul ponte". Il primo si riferisce al giovane Narciso che, specchiandosi in una fonte e innamorandosi della sua immagine, cadde in acqua e annegò nel tentativo di abbracciarla: nello specchio degli occhi della donna, l'autore si è perso e la sua anima è morta per colpa dell'amore non contraccambiato e della crudeltà della sua signora.
    La seconda similitudine si rifà a un proverbio francese, secondo il quale un pazzo che attraversa un ponte senza scendere da cavallo rischia di cadere: l'amore cercato troppo in alto, porta alla caduta in disgrazia del poeta.
    Un ultimo riferimento è quello che si trova nel congedo, in cui lo scrittore cita "Tristano", e il riferimento allude a Raimbaut d'Aurenga, il quale si era paragonato a Tristano nella canzone di de Ventadorn.