Il ragazzo che amava Shakespeare: trama

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Il ragazzo che amava Shakespeare: trama del testo di Bob Smith (2 pagine formato doc)

IL RAGAZZO CHE AMAVA SHAKESPEARE TRAMA

Relazione del libro. “Il ragazzo che amava Shakespeare” di Bob Smith è un libro autobiografico.

È un romanzo della memoria, è il racconto, che pare quasi uno sfogo, della vita dell’autore, una vita piena di preoccupazioni e di tormenti. La sua infanzia è infelice: il padre, reduce dalla guerra mondiale, è assente, la madre è piena di piccole manie che aumentano, fino a rasentare la schizofrenia, dopo la nascita della figlia Carolyn, gravemente handicappata. Un giorno, in una biblioteca, Bob scopre le opere di Shakespeare ed i versi del poeta lo aiutano ad estraniarsi dalla sua dura realtà, lo portano a scoprire un mondo meraviglioso che lo aiuta a sentirsi meno solo.
Quanto infelice deve essere un ragazzino di dieci anni per restare colpito da un verso di Shakespeare che esprime perfettamente ciò che lui prova, “in verità non so perché sono così triste”! sono le battute di apertura de “Il mercante di Venezia” e sono quelle che avviano Bob alla lettura dei testi dell’autore inglese.

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IL RAGAZZO CHE AMAVA SHAKESPEARE RIASSUNTO

Durante un’estate della sua adolescenza egli scopre il teatro perché Stratford, cittadina americana in cui vive e che ha lo stesso nome di quella sul fiume Avon in Inghilterra dove è nato il poeta, ospita un festival teatrale a lui dedicato. Così Bob si trova immerso in questo nuovo ambiente, in cui inizia a pendere dalle labbra degli attori che ripetono quei versi che lui conosce a memoria e lo lasciano senza fiato. Diventato adulto Bob leggerà i testi shakespeariani agli anziani come “terapia”.
Il tempo della memoria non scorre uniforme, la narrazione si dispiega sempre su due piani: una parte rievocativa, un memoir con l’infanzia e la giovinezza di Bob, e una parte ambientata ai giorni nostri, dedicata al rapporto con gli anziani. Si salta dal presente in cui Bob è sessantenne, al passato, al cambiamento continuo di scuole della sua infanzia, alla mancanza di amici, ai momenti in cui suo padre metteva in dubbio la sua mascolinità, oppure in cui sua mamma gli faceva credere di essere la causa della disgrazia della sorella, e quasi per beffa lui era la persona a cui Carolyn si attaccava maggiormente. Tutti momenti che avrebbe desiderato cambiare o rimuovere perché era troppo piccolo ed indifeso per sopportare tanti problemi. Il più grande è il senso di colpa: quando lui ha 21 anni e Carolyn 18, i genitori decidono di internarla in un istituto e lui non riesce ad opporsi, anche se le ha promesso di non abbandonarla mai. La tristezza e la sfortuna sono presenti continuamente nella vita dell’autore, che sembra viverle con una passività a tratti imbarazzante, come se i fatti che avvengono non succedono realmente, come se lui fosse uno spettatore. Per questo il romanzo, nonostante l’alto contenuto di infelicità, non è commovente. Il punto più significativo è sicuramente la passione per le opere di William Shakespeare, che riesce a salvare il protagonista dalla pazzia o dal suicidio, uniche alternative possibili per un ragazzo emarginato e solo. Per fortuna queste letture lo riportano alla vita, infondendogli coraggio e voglia di vivere. Ed è proprio per questo che Bob decide di frequentare gli ospizi degli anziani e di diventare loro amico. Sono proprio loro, gli anziani, che riescono ad assaporare maggiormente la bellezza e la poetica di certi versi, anche se sembra impossibile una passione per Shakespeare da parte di chi non ha più nulla, di chi vede la fine davanti a sé. Solo in questi momenti Bob si sente realizzato.

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