Dei sepolcri di Foscolo: parafrasi

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Parafrasi verso per verso del carme Dei sepolcri di Ugo Foscolo (2 pagine formato doc)

DEI SEPOLCRI PARAFRASI VV.
1-40

Dei sepolcri di Ugo Foscolo. [1-40] Il sonno eterno cui l’uomo approda con la morte è meno profondo se i defunti sono sepolti all’ombra dei cipressi o l’urna è confortata dal pianto? Quando ormai il sole non feconderà questa flora e questa fauna, per me ormai morto, e quando le Ore, future ministre di lusinghe, non danzeranno più avanti avanti a me, nè da te dolce amico, sentirò i versi e la triste armonia che li caratterizza e quando non avvertirò più l’ispirazione delle vergini muse e l’amore, unico conforto alla mia vita errabonda, una lapide che possa distinguere le mie dalle infinite ossa, che la morte semina per terra e per mare, quale conforto potrà costituire? È questa la verita Pindemonte! Anche la Speranza, unica dea che non abbandonò gli uomini quando gli altri si trasferirono sull’Olimpo, fugge davanti ai sepolcri e tutte le cose sono avvolte nell’oblio della notte eterna, e la natura con la sua operosità le muta (le cose)di volta in volta e con il passare del tempo tutto cambiale sue sembianze, persino l’uomo e il suo sepolcro. Perché l’uomo anticipando l’opera del tempo che tutto distrugge, e pur sapendo di essere mortale, vorrà privarsi dell’illusione di non morire internamente? Non continua a vivere, idealmente, anche dopo la morte, quando per lui sarà muta l’armonia della vita, se può ridestare tale armonia nella mente dei suoi attraverso un soave moto di pietà? Questo vincolo amoroso è una dote divina di cui godono gli uomini e spesso grazie a questo vincolo si vive con il ricordo dell’amico che non c’è più e lui sarà con noi se giacerà nel grembo della terra dove mosse i primi passi e crebbe, se potrà godere di una dolce quiete e di una degna sepoltura, se i suoi resti sacri saranno resi inviolabili dagli agenti atmosferici e dal piede profanatore del volgo, e se avrà una lapide, con scritto il suo nome, ornata da fiori portati da persone amiche.

Dei sepolcri: parafrasi

DEI SEPOLCRI PARAFRASI VV.
41-50

[41-50] e solo chi non lascia un buon ricordo di sé non si cura di come sarà sepolto; nessuno si recherà sulla sua tomnba a continuare un colloquio che egli non ha mai voluto stabilire,e se ha fede in una seconda vita pensa che dopo la morte la sua anima anderà all’inferno o al purgatorio, ma lascia le sue ceneri dimenticate, in una terra incolta e abbandonata dove non andrà a piangere nessuna donna innamorata né a pregare e non potrà udire nemmeno il sospiro di un uomo che vaga solitario, condotto lì presso la sua tomba, dalla natura (per caso).

DEI SEPOLCRI PARAFRASI VV. 51-90

[51-90] Ma una nuova e singolare legge ordina di porre i ciiteri fuori dall’abitato, lontano dagli sguardi pietosi, e senza nome sulla lapide.Ed è così che riposa il tuo grnade sacerdote, o Talia, che invocandoti coltivò nella sua umile dimora un lauro e lo ornò di corone secondo la tradizione e tu rendevi bella la sua poesia, la sua satira pungente nei confronti del giovane signore Longobardo privo di ideali e vera umanità, che ode con piacere soltanto il muggito dei suoi buoi, situati nelle stalle del Lodigiano e nei pascoli del Ticino , i quali gli permettono una vita oziosa e dedita al piacere del cibo e al lusso. O dolce musa, dove sei? Non sento il tuo profumo, indice della tua presenza, qui dove sono seduto pensando con nostalgia alla mia casa natia. In questo boschetto venivi ad ispirarlo, sotto quel tiglio, ceh ora con le sue fronde curve sembra esprimere la sua pietà per colui che doveva essere sepolto in quel luogo in ricordo della sua nobile vita. Forse, o Dea, cerchi nei cimiteri comuni dove riposi il tuo devoto Parini? Né un cipresso sulla sua tomba, né un monumento sepolcrale, né un’epigrafe ha posto tra le sue mura, per onorare il Parini, Milano, frivola, corrotta adescatrice di cantori eunuchi e forse è stato è stato sepolto in un cimitero dove ci sono perfino i cadaveri dei giustiziati  che solo sul patibolo cessarono di commettere delitti. Senti la cagna randagia e affamata raspare tra i ruderi delle tombe in rovina e gli sterpi cresciuti tra le macerie, e che ulula; e l’upupa uscire da dove la luce della luna si era ritratta, e svolazzare tra le croci sparse nel cimitero e l’uccello immondo col suo grido funereo sembra rimproverare le stelle che pietosamente illuminano con i loro raggi quelle sepolture lasciate nell’abbandono. Invano, o dea, invochi un umano conforto per il tuo poeta ahi! Sui morti non nascono fiori se non sono portati da coloro che ornano la tombadi fiori o piante d’amore.