A silvia di Giacomo Leopardi: commento dettagliato

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commento dettagliato della poesia cn precisi riferimenti (2 pagine formato doc)

A silvia di Giacomo Leopardi: commento dettagliato - A Silvia A Silvia  Leopardi, dopo due anni impiegati a stendere le “Operette morali”, riprende spunto da queste riflessioni e nel 1828 scrive “A Silvia”; questa poesia, facente parte dei “Grandi Idilli” viene poi presa nella raccolta dei “Canti”.
In questa poesia, mentre prima era vista crudele perché “indifferente”, adesso è una crudeltà personificata, la natura che in apparenza sembra benigna e fautrice di sogni, crea solo illusioni che uno volta infrante, provocano un immenso dolore. “A Silvia” segue lo schema tipico della canzone italiana, anche se leggermente modificato da Leopardi, per adeguarsi al suo stile linguistico, molto libero ed innovativo.


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E' formata da sessantatre versi, divisi in sei strofe; le rime sono baciate oppure vi sono varie assonanze utilizzate per creare un legame logico tra i versi della poesia. Nella prima strofa, formata da sei versi, il poeta si rivolge a Silvia, ormai morta, per chiederle se ricorda quando “ridente” e “splendida” si affacciava a salire la soglia della gioventù; quindi nella seconda strofa dal settimo al quattordicesimo verso, Leopardi ricorda la primavera il “maggio odoroso”, e i suoni della casa, animata dalla sua presenza; nella terza strofa, che va dal quindicesimo al ventiseiesimo verso, si ricorda sui libri, mentre ogni tanto “porgea gli orecchi” al suono della sua voce; dal ventitreesimo verso, fino alla fine della strofa, il poeta descrive la primavera rigogliosa, gli “orti”, il “ciel sereno”, come metafora di un'epoca felice, spensierata e sognante; tale che nessuno possa dire ciò che lui “sentiva in seno”, la gioia che provava; La quarta strofa va dal ventottesimo al trentanovesimo verso; il poeta ricorda, con una nostalgia “acerba e sconsolata” la sue giovinesche speranze; dal trentaseiesimo verso, fino alla fine della strofa,

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Leopardi, si rivolge, ormai desolato e disincantato alla natura, chiedendogli il motivo della sua indole crudele e ingannatrice.. ”perchè non rendi ciò che prometti allor? Perchè di tanto inganni i figli tuoi?”; nella quinta strofa, dal quarantesimo al quarantottesimo verso, esprime, con una serie di negazioni, ciò che una malattia gli ha portato via ancor prima che “l'erbe inaridissero” per l'inverno, gli aveva portato via i giorni più felici della sua giovinezza, la sua gioia, il suo amore. Nella sesta strofa dal quarantanovesimo al sessantatreesimo verso dice che con la morte di Silvia morì anche la speranza e pone, a questa una serie di domande retoriche, sovrapponendo la figura di Silvia ad una personificazione della speranza, caduta nella “fredda morte”, quando gli apparve la verità, poco prima dell'inverno; quindi negli ultimi quattro versi vi è il sunto di tutta la poesia

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