Veglia di Giuseppe Ungaretti: commento e figure retoriche

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analisi della poesia "Veglia" di Giuseppe Ungaretti con commento e spiegazione delle figure retoriche (1 pagine formato doc)

VEGLIA, GIUSEPPE UNGARETTI: TESTO

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita
tanto attaccato alla vita.

Veglia di Ungaretti: parafrasi e commento


VEGLIA, GIUSEPPE UNGARETTI: FIGURE RETORICHE

Analisi delle figure retoriche:
- Suono
Vv.

1,2 allitterazione suono “t”
Vv.
2,3,4,5 assonanza suoni “a,o”
- Parola
Vv. 14,15,16 climax discendente
Vv. 10-11 metafora.

Giusppe Ungaretti, riassunto vita e poetica


VEGLIA, GIUSEPPE UNGARETTI: COMMENTO

Commento personale. Nella poesia la punteggiatura è completamente assente per dare il senso dell’urgenza e dell’immediatezza delle emozioni, in quanto le immagini sono collegate senza interruzioni. In “Veglia” il poeta fa uso di molti participi passati come massacrato, buttato, digrignato(…): alcuni compaiono all’inizio del verso, altri invece compongono essi stessi un verso, dove si concentra l’orrore e l’atrocità della guerra. L’insistenza presente in tutta la lirica sulla dentale “t” rende l’asprezza collegata al tema, accentuando la dura e drammatica scansione sillabica. L’immagine della bocca digrignata rivolta al plenilunio richiama il dolore ma la luna,e in questo c’è un forte contrasto, la bellezza della vita. La metafora “penetrata nel silenzio” viene usata per far capire al lettore la sofferenza che il poeta trova nell’osservare quel povero corpo straziato.

Tematiche e analisi poesie di Ungaretti


COMMENTO DELLA POESIA VEGLIA DI GIUSPPE UNGARETTI

Penso che la reazione di Ungaretti sia una ribellione disperata al destino di morte, un prorompente sentimento di attaccamento alla vita: non solo alla propria, ma a quella che è un bene comune, un diritto fondamentale di tutti gli uomini. Mi ha impressionata molto la descrizione di quelle mani tumide, gonfie, perdute, che sembrano voler strappare il cuore straziato dell’ scrittore. La drammaticità della situazione, la percezione della sola propria volontà di vivere, e la consuetudine di questa tragedia mi hanno indotto ad una riflessione sull’umanità/disumanità della scena offertaci da Ungaretti.