Cromatografia pigmenti vegetali

Appunto inviato da atrazar
/5

Relaziona lab.chimica - Cromatografia di pigmenti vegetali (4 pagine formato doc)

ESPERIENZA N ESPERIENZA N.7 DE ASCENTIS ALESSIO - 12/12/2006 ESTRAZIONE E SEPARAZIONE MEDIANTE CROMATOGRAFIA SU COLONNA DEI PIGMENTI DEGLI SPINACI - Scopo dell'esperienza è estrarre e successivamente i pigmenti contenuti negli spinaci.
La fase di estrazione verrà effettuata per semplice trituramento e aggiunta di una miscela di solventi, mentre la successiva separazione sarà imperniata sulla cromatografia su colonna e quindi su una ripartizione tra fasi. In più effettueremo un controllo della purezza di tali pigmenti rilevandone lo spettro e confrontandolo con quelli classici che vi sono associati. Le sostanze da estrarre e isolare presenti negli spinaci sono fondamentalmente di due tipi: a) Il Beta-Carotene, colorato in giallo/arancio, è un carotenoide precursore della vitamina A; a livello strutturale è un polimero dell'isoprene.
b) La Clorofilla, presente negli spinaci nelle forme molecolari di clorofilla A e B, presenta un'intensa colorazione verde; E' una magnesio-porfirina, presentante cioè un centro metallico di magnesio all'interno di una struttura tetrapirrolica a sua volta caratterizzata da vari sostituenti. - In più troviamo in modesta quantità delle Xantofille, cromaticamente affini al Beta-Carotene (e quindi tendenti al giallo) ma con peculiari differenze a livello chimico. - Il sistema che utilizzeremo per separare le succitate sostanze, la cromatografia su colonna, è una procedura che permette di isolare le sostanze in base alla loro diversa affinità con sostanze più o meno polari; La colonna da cui prende il nome tale tecnica è un tubo di vetro nel quale sono poste sostanze chimiche in due fasi, una detta stazionaria (cioè solida) e una mobile (in stato di gas o come nel nostro caso di liquido). La fase stazionaria è completamente immersa in quella mobile e rappresenta la sostanza polare, solitamente carbonato di calcio o allumina, mentre la sostanza presente in stato liquido è molto meno polare e spesso volatile. Se in un sistema di tale tipo viene posta una determinata sostanza, questa inizialmente si “depositerà” sulla fase stazionaria, determinando il fenomeno detto di adsorbimento dei soluti; successivamente, andando a eluire il tutto con la fase mobile che si sta utilizzando, si avrà l'attraversamento della fase stazionaria da parte della fase mobile. - Durante questo processo l'eluente, scarsamente polare, trascinerà con sé eventuali sostanze che presentano una maggiore affinità per questa fase mentre sostanze decisamente più polari preferiranno rimanere legate nella fase polare stazionaria realizzando quindi una separazione fisica molto netta. Macroscopicamente, se le sostanze da separare sono colorate, vedremo una “striscia” scendere lungo la fase stazionaria man mano che questa viene attraversata dall'eluente. Usando solventi a opportuna polarità è quindi possibile far scendere preferenzialmente e con un certo scarto temporale le sostanze che si preferisce, partendo da quella meno polare per poi