Carme 85 di Catullo: analisi

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Analisi dettagliata ben fatta del Carme 85 (LXXXV) di Catullo: Odi et amo (2 pagine formato doc)

CARME 85 CATULLO, ANALISI

Catullo, Carme LXXXV.

In questo carme Catullo confessa una inspiegabile e dolorosa presenza simultanea in lui di due sentimenti contrastanti: odio e amore. Il poeta nel comporre questo carme di due soli versi ha tenuto  presente modelli letterari a lui precedenti, quali Anacreonte: “amo e non amo, sono pazzo e non sono pazzo” e Sofocle, nel meodramma Elettra: “ Ti ho odiato ed amato nello  stesso giorno”.  La brevità del carme inoltre  è di potente efficacia grazie al suo tono assorto e sopraffatto che porta il poeta a constatare una situzione sentimentale paradossale, a confessare di non riuscire a dare un senso  o una logica a ciò che accade nel proprio animo. L’unica certezza che scaturisce da un così forte contrasto è il dolore dovuto ad un amore tormentato che porta il poeta a sperimentare una sofferenza che lo avvilisce e di fronte alla quale sembra non esserci alcuna prospettiva di serenità.  L’elemento che prevale in questo carme è quello verbale poiché esso esprime meglio le antitesi tra sentimenti opposti, tra razionalità e irrazionalità e tra ciò che il poeta fa (faciam) e ciò che il poeta subisce ( fieri).
Inoltre i verbi sono prevalentemente all’indicativo in quanto esprimono certezza. La struttura della poesia è prevalentamente paratattica e i verbi sono collegati per lo più da asindeto che esprime con la sua frammentarietà, l’affannosità del tormento del poeta.

Carme 85 di Catullo: testo e traduzione

ODI ET AMO, CATULLO

I due verbi iniziali così enfatici (odi et amo) sono privi di complemento oggetto in modo da rendere più incisiva ed efficace l’espressione dei due sentimenti antitetici, che agitano l’animo del poeta,  la cui ragione appare del tutto impotente a comprendere come sia possibile allo stesso tempo l’ossimoro  “odisse et amare”.
 Il poeta si chiede, dopo un così potente ed efficace incipit, con una interrogativa indiretta, perché egli faccia ciò, si rivolge poi in tono colloquiale ad un tu non meglio identificato: se stesso? La sua amata? Egli purtroppo non sa dare risposta a questa domanda che implica una consapevolezza che può appartenere alla sfera della ragione, ma non a quella dei sentimenti. Il poeta sente che ciò accade “ fieri”, verbo usasto al passivo, quindi un’azione di cui  egli è oggetto e non agente, pertanto egli subisce una sorta di passività, avverte sentimenti opposti  e contrastanti, ma non riesce ad impadronirsene e a gestirli. Rimane così impotente di fronte a questo suo tormento, concentrato nel termine “ excrucior” che letteralmente significherebbe “mi mette in croce” a significare la sofferenza di questa sua condizione straziante, paragonabile quasi ad una crocifissione.