Epiteti degli Dei della Teogonia esiodea

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Relazione sui principali appellativi delle divinità utilizzati da Esiodo nella sua Teogonia: analisi di ciascun epiteto, spiegazione e significato (2 pagine formato doc)

Di fronte al numero impressionante di divinità che affollano il poema esiodeo - divinità maggiori e minori, personificazioni di potenze astratte ( i Sogni, la Morte ecc.), di forze della natura (Urano, Oceano ecc.) - il ricorso da parte del poeta agli epiteti è uno strumento assai utile per caratterizzare una figura divina a cui spesso è concesso uno spazio esiguo ed epigrafico all'interno del testo.
Gli epiteti sono numerosi e interessano la quasi totalità delle divinità considerate. Fin dai primi versi del poema è possibile riconoscere lo stretto nesso esistente tra la divinità e il suo epiteto.

Al v. 1 compaiono com'è noto le Muse, invocate da Esiodo come ispiratrici del suo canto: sono muse "dell'Eliconia", Ελικωνιαδων, un aggettivo che indice il luogo in cui si riuniscono e la sede del loro culto; più oltre nel poema sono indicate come Muse "dell'Olimpo", Ολυμπιαδεσ, ma ciò non significa che in quel caso si tratti di figure differenti: le Muse, contrariamente per esempio a quello che accade nel caso delle Ninfe, non assumono caratteristiche diverse a seconda del luogo in cui sono venerate; l'accenno del poeta ha solo dunque la funzione di sottolineare il passaggio delle divinità da un luogo ad un altro.


Zeus ed Era compaiono nel proemio con i loro epiteti tradizionali. Zeus è "egioco", cioè colui che porta l'agida, celebre scudo coperto con la pelle della capra Amaltea, che si diceva avesse nutrito Zeus
quando la madre Rea lo aveva nascosto a Creta per sottrarlo alla furia del padre Crono. Nella Teogonia il signore degli dei è anche Μητιετα , un epiteto che fa chiaramente riferimento al possesso della mètis, l'intelligenza astuta e preveggente che Zeus ha acquisito ingoiando la sposa Meti, già incinta di Atena. Frequente è anche il ricorso al patronimico: Zeus è Cronide, figlio di Crono e suo successore, così come il padre prima di lui era stato Ουρανιδησ, figlio di Urano e suo usurpatore. In questo contesto è importante sottolineare il fatto che nella genealogia degli dei olimpici l'uso dei patronimici si limita a quei personaggi che, dopo aver spodestato la figura paterna, si sono impadroniti del potere. Nessuno dei fratelli di Crono o di Zeus condivide infatti questo patronimico.

Al v. 11 Era compare per la prima volta come la ποτνια, la "veneranda", un aggettivo antichissimo riservato alle divinità femminili, ma non esclusivamente impiegato per Era. È anche la dea "dagli aurei calzari"