Saffo - Il bosco sacro

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Analisi del testo (3 pagine formato doc)

La pubblicazione di un testo trovato nel 1937 in un ostracon del III a.C.
(frammento di vasellame di terracotta usato anticamente come supporto scrittorio e dai cittadini ateniesi anche per le votazioni di ostracismo, nuova istituzione introdotta dall'arconte Clistene per evitare ogni possibile ritorno della tirannide) dimostra come i due frammenti, ritenuti separati, facessero in realtà parte di un unico componimento.

VITA, OPERE E PENSIERO DI SAFFO (Clicca qui >>)


Si tratta di un’invocazione per l’epifania della dea (manifestazione, apparizione. Le epifanie divine sono frequenti nella cultura greca; esse sono simili ai sogni, entrambi tendono a riflettere gli schemi tradizionali di una civiltà, non è da escludere però che le apparizioni delle divinità fossero sentite come reali

INTERPRETAZIONE DI ALCUNE OPERE DI SAFFO (Clicca qui >>)


Nella poesia saffica sono frequenti così come le visioni oniriche, anche queste soprattutto di Afrodite) a cui Saffo fa preciso riferimento nell’ultimo frammento chiamandola Cipride, ricordando implicitamente l’isola di Cipro dove, per tradizione, Afrodite nasce (come ci rammenta anche Botticelli nella “Nascita di Venere”, sua corrispettiva romana).

CATULLO: CONFRONTO CON SAFFO (Clicca qui >>)


L’intero componimento è pervaso da un’aura di sacralità che rimanda in particolar modo alla sfera afroditica dell’atmosfera sensuale a partire dal locus amoenus iniziale, composto da tutti gli elelenti topici che diventeranno caratteristici di questa figura retorica, che si protrae per tutto il primo frammento offrendo, grazie anche all’uso frequentissimo dell’ejambemant e della paratassi, uno spazio ampio e rigoglioso dove tutto è percepibile attraverso i cinque sensi coinvolgendo pienamente il lettore ed estasiandolo; la sinestesia al quinto verso, per esempio, si rende partecipe del gusto (fresca acqua, meli), dell’udito (risuona), della vista (fra i rami), del tatto (acqua fresca) e dell’olfatto (meli)..