La caduta di Parini: analisi del testo

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La caduta: analisi del testo dell'ode scritta da Giuseppe Parini (1 pagine formato doc)

LA CADUTA PARINI: ANALISI DEL TESTO

La caduta: analisi del testo. Quest’ode è tratta dalle “Odi” ed è costituita da strofe di 4 versi, tre settenari piani e un endecasillabo.

La rima utilizzata è quella alternata (AB-AB). Al centro dell’ode vi è la definizione della figura e del ruolo del poeta nella società. Parini sdegna la funzione che era comune ai suoi tempi, quella del letterato cortigiano che per vivere prostituisce la sua intelligenza, dimenticando la sua dignità e mendicando favori con ogni mezzo. È l’immagine che si delinea attraverso i consigli offerti dall’ “uomo di strada”.
È la versione involgarita della figura tradizionale del letterato italiano. Parini, invece, vagheggia una funzione del tutto nuova: quella dell’intellettuale indipendente, che non è più costretto a vendersi, ad adulare i potenti, ma che può esprimere liberamente ciò che sente nell’intimo, proponendosi come il depositario dei valori morali e civili più alti. Tuttavia questo ideale, nel concreto contesto della società settecentesca, è troppo in anticipo sui tempi: non ci sono ancora le condizioni materiali che consentono all’intellettuale l’indipendenza economica.

La caduta di Parini: parafrasi

ANALISI DEL TESTO PARINI

L’affermazione dell’indipendenza intellettuale viene scontata così con la povertà e l’isolamento. Si delinea in tal modo una netta opposizione tra due figure di intellettuali, quella del Parini e quella del letterato comune. Ma ugualmente netta emerge un’altra opposizione, tra l’intellettuale indipendente, portatore di un’alta dignità umana, e l’uomo di strada, che non sa apprezzare quella dignità perchè rispecchia la mentalità corrente. Attraverso queste due opposizioni l’immagine del poeta si staglia in una profonda solitudine. S’allontana dal “vile volgo maligno” e si ripiega nel suo isolamento amaro e disilluso. Non propone più valori agli altri, nella speranza che possano diffondersi, ma afferma solo principi ideali e validi in ogni tempo e in ogni luogo, rivolgendosi ad un’eternità. Da questo momento in poi l’ode appare come un monumento che il poeta erige a se stesso, una celebrazione di sè come uomo esemplare, immune dalle bassezze del volgo. Di conseguenza il discorso si fa più sempre più aristocratico anche da un punto di vista formale. Le arditezze stilistiche, il lessico scientifico i termini atti a suscitare grandi sensazioni vengono sostituiti da un classicismo sempre più impeccabile, solenne e composto. Un esempio è ravvisabile nella seconda strofa dove si ha una costruzione sapientemente elaborata, con le sue inversioni che riproducono fedelmente il giro del periodo latino, fissandosi in una perfetta armonia di struttura.