"Zephiro torna, e 'l bel tempo rimena" di Francesco Petrarca

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Analisi stilistico-formale e contenutistica del sonetto petrarchesco "Zephiro torna, e 'l bel tempo rimena" (1 pagine formato doc)

ZEPHIRO TORNA, E 'L BEL TEMPO RIMENA
Francesco Petrarca
Torna la primavera e tutta la natura si risveglia alla gioia: le piante, gli animali, e anche gli uomini (secondo il tradizionale motivo della corrispondenza tra il risveglio della natura e quello dell'amore) si preparano a rinnovare le loro esperienze amorose.
Ma questo quadro idilliaco, sottolineato da reminescenze classiche (“Zephiro torna..” Catullo, Carmi, XLVI, versi 1-3) e da rimandi mitologici (Philomela, Progne e Giove) non ha più alcun valore per il poeta: ormai Laura è morta e nulla può far rinascere in lui l'amore perduto per sempre. Anzi, secondo la tecnica consueta del paragone-opposizione, tutto ciò che un tempo recava gioia ora reca un dolore maggiore e tutto ciò che per gli uomini è simbolo di vita e di felicità è per lui causa d'angoscia.
Al generale rifiorire della vita nella nuova stagione si contrappone quindi la sua morte spirituale, resa ancora più nitida dal contrasto con il resto della natura.


Molto particolare, e di gusto arcaico, è lo schema alternato delle rime, sia nelle quartine sia nelle terzine, con la mutazione fonosimbolica, che segue perfettamente l'andamento emozionale del componimento, dai suoni dolci e melodici delle quartine (-ena e -iglia) a quelli più aspri delle terzine (-avi e -egge).
Zephiro, il dolce vento occidentale che annuncia la primavera, riporta il bel tempo, i fiori e l'erba, sua dolce famiglia (latinismo che indica “servitù, corteggio” quindi parafrasabile con “compagnia”), il garrire della rondine, il canto dell'usignolo, la primavera bianca e rossa. Garrir e pianger dipendono da rimena al verso 1, ma (secondo l'interpretazione di Sapegno) si staccano, come il verso seguente, in note, ricreando l'impressione della festa e della luce che concorrono al risveglio primaverile: come sempre in Petrarca Progne designa la rondine e Filomela l'usignolo, in una metonimia tratta dalle Metamorfosi di Ovidio (424-674), autore assai noto nel Medioevo.


La primavera è candida e vermiglia per i fiori di vario colore, già citati al verso 2, dunque il poeta sottolinea lo splendore della stagione attraverso le sue tinte fresche, probabilmente immaginata come una giovane e bella fanciulla. La sintassi della prima quartina è caratterizzata da un insistito polisindeto che ne determina la struttura paratattica, basata sull'enumerazione binaria tipica del Petrarca che suggerisce il leggero spirare del vento primaverile.