Canzoniere - Petrarca

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Tutto il canzoniere di Francesco Petrarca (69 pagine formato doc)

1 1 Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono di quei sospiri ond'io nudriva 'l core in sul mio primo giovenile errore quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono, del vario stile in ch'io piango et ragiono fra le vane speranze e 'l van dolore, ove sia chi per prova intenda amore, spero trovar pietà, nonché perdono.
Ma ben veggio or sí come al popol tutto favola fui gran tempo, onde sovente di me mesdesmo meco mi vergogno; et del mio vaneggiar vergogna è 'l frutto, e 'l pentersi, e 'l conoscer chiaramente che quanto piace al mondo è breve sogno. 2 Per fare una leggiadra sua vendetta et punire in un dí ben mille offese, celatamente Amor l'arco riprese, come huom ch'a nocer luogo et tempo aspetta.
Era la mia virtute al cor ristretta per far ivi et ne gli occhi sue difese, quando 'l colpo mortal là giú discese ove solea spuntarsi ogni saetta. Però, turbata nel primiero assalto, non ebbe tanto né vigor né spazio che potesse al bisogno prender l'arme, overo al poggio faticoso et alto ritrarmi accortamente da lo strazio del quale oggi vorrebbe, et non pò, aitarme. 3 Era il giorno ch'al sol si scoloraro per la pietà del suo factore i rai, quando i' fui preso, et non me ne guardai, ché i be' vostr'occhi, donna, mi legaro. Tempo non mi parea da far riparo contra colpi d'Amor: però m'andai secur, senza sospetto; onde i miei guai nel commune dolor s'incominciaro. Trovommi Amor del tutto disarmato et aperta la via per gli occhi al core, che di lagrime son fatti uscio et varco: però al mio parer non li fu honore ferir me de saetta in quello stato, a voi armata non mostrar pur l'arco. 4 Que' ch'infinita providentia et arte mostrò nel suo mirabil magistero, che crïò questo et quell'altro hemispero, et mansüeto piú Giove che Marte, vegnendo in terra a 'lluminar le carte ch'avean molt'anni già celato il vero, tolse Giovanni da la rete et Piero, et nel regno del ciel fece lor parte. Di sé nascendo a Roma non fe' gratia, a Giudea sí, tanto sovr'ogni stato humiltate exaltar sempre gli piacque; ed or di picciol borgo un sol n'à dato, tal che natura e 'l luogo si ringratia onde sí bella donna al mondo nacque. 5 Quando io movo i sospiri a chiamar voi, e 'l nome che nel cor mi scrisse Amore, LAUdando s'incomincia udir di fore il suon de' primi dolci accenti suoi. Vostro stato REal, che 'ncontro poi, raddoppia a l'alta impresa il mio valore; ma: TAci, grida il fin, ché farle honore è d'altri homeri soma che da' tuoi. Cosí LAUdare et REverire insegna la voce stessa, pur ch'altri vi chiami, o d'ogni reverenza et d'onor degna: se non che forse Apollo si disdegna ch'a parlar de' suoi sempre verdi rami lingua mortal presumptüosa vegna. 6 Sí travïato è 'l folle mi' desio a seguitar costei che 'n fuga è volta, et de' lacci d'Amor leggiera et sciolta vola dinanzi al lento correr mio, che quanto richiamando piú l'envio per la secura strada, men m'ascolta: né mi vale spronarlo, o dargli volta, ch'Amor per sua natura il fa restio. Et poi che 'l fren per forza a sé raccoglie, i'