Parafrasi del carme Dei sepolcri

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Dei sepolcri: parafrasi completa del carme di Ugo Foscolo scritto tra il 1806 e il 1807 (4 pagine formato docx)

DEI SEPOLCRI: PARAFRASI

Parafrasi Dei sepolcri di Ugo Foscolo.

E’ forse meno doloroso il sonno della morte all’ombra dei cipressi e dentro i sepolcri confortati dal pianto? Quando il Sole per me non alimenterà questa bella famiglia di piante e di animali, e quando il futuro non mi si presenterà più con false speranze, e quando da te, dolce amico , non sentirò più i tuoi versi dalla triste armonia, e quando l’ispirazione poetica e l’amore non parleranno piùal mio cuore, uniche passioni nella mia vita da errante, quale sollievo potrà essere una lapide che distingua le mie ossa da quelle degli altri, che la morte semina per mare e per terra? E’ ben vero, Pindemonte! Anche la Speranza, ultima Dea, lascia i sepolcri; e l’oblio avvolge tutte le cose nella sua oscurità, e l’instancabile forza della natura le affatica con i suoi eterni movimenti e il tempo trasforma l’uomo, i suoi sepolcri gli ultimi lineamenti di un defunto e le rovine lasciate dalla forza del cielo e della terra.
Ma perché prima del tempo il mortale deve privarsi dell’illusione che, anche una volta morto, lo trattiene sulla soglia dell’Inferno? Non vive forse il defunto anche sottoterra, quando l’armoniosa luce della vita sarà spenta, se può risvegliarlo il pensiero dei cari attraverso il culto dei sepolcri? Divina è questa corrispondenza di sentimenti amorosi, una dote spirituale riservata agli uomini; spesso attraverso questa corrispondenza si continua a vivere con l’amico defunto ed egli con noi, a patto che la misericordiosa terra che lo raccolse e lo nutrì da bambino, offrendogli il suo grembo materno come ultimo figlio, renda inviolabili le reliquie dalle intemperie e dalla profanazione degli uomini e conservi il nome sulla lapide, e un albero amico, profumato di fiori, consoli le ceneri mortali.

Ugo Foscolo, critica ai Sepolcri

DEI SEPOLCRI: PARAFRASI VERSO PER VERSO

Solamente chi non lascia un’eredità affettiva, non riceverà gioia dal possedere una tomba; e questi, se potesse vedere dopo i funerali, vedrebbe errare la sua anima tra i lamenti dei templi sacri di Acheronte o cercare rifugio sotto le ali del perdono divino; ma lascia il suo corpo alle ortiche di una terra abbandonata, dove né una donna innamorata che prega, né un viandante solitario ascoltano il sospiro che la Natura ci trasmette attraverso la tomba.

Eppure oggi una nuova legge impone che i sepolcri rimangano fuori dalle città, lontani dalle attenzioni e vieta che i morti abbiano un nome. E senza tomba, o Talia, giacciono le spoglie del tuo sacerdote (Parini) che scrivendo poesie nella sua umile dimora, fece crescere con amore l’alloro e ti onorava con i suoi versi; e tu abbellivi con il tuo riso i suoi canti che ferivano il Sardonapalo lombardo, al quale è gradito solo il muggito dei buoi delle stalle dell’Adda e del Ticino poiché lo appagano di ozio e vivande. O bella Musa, dove sei? Non sento diffondersi il profumo dell’ambrosia, segno della tua divinità, fra queste piante dove io ripenso con nostalgia alla mia casa materna. E tu, Talia, venivi e sorridevi a lui (Parini) sotto il tiglio, che ora, con le fronde piegate, trema di dolore, o Dea, poiché non protegge la tomba del vecchio a cui offriva pace e ombra.