I ventitré giorni della città di Alba: scheda libro

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Scheda libro I ventitré giorni della città di Alba" di Beppe Fenoglio. Biografia dell'autore, trama e commento della raccolta di 12 racconti dedicati alla guerra partigiana e all'Italia della Seconda guerra mondiale (2 pagine formato doc)

I VENTITRE GIORNI DELLA CITTA' ALBA: SCHEDA LIBRO

I ventitré giorni della città di Alba
Autore: Beppe Fenoglio
Casa editrice: Einaudi.
Anno di edizione: 1975
Notizie sull’autore:
Giuseppe Fenoglio nacque ad Alba, in provincia di Cuneo, il 1 marzo 1922 e morì tra il 17 e il 18 febbraio 1963 di cancro ai bronchi, presso l’ospedale Le Molinette di Torino.

I suoi genitori, entrambi piemontesi, traevano sostentamento da una macelleria.
Le sue numerose opere fanno parte di quella corrente letteraria che ha caratterizzato il secondo dopoguerra: i neorealismo
Le sue opere principali sono:
I ventitre giorni della città di Alba (1952)
La malora (1954)
Primavera di bellezza (1959)
Un giorno di fuoco (1963)
Una questione privata (1965)
Il partigiano Johnny (1968)
La paga del sabato (1969)
Un Fenoglio alla prima guerra mondiale (1973)
La voce della tempesta (1974)

I ventitré giorni della città di Alba: riassunto

I VENTITRE GIORNI DELLA CITTA' DI ALBA TRAMA

Trama: Nella prima metà del libro "I 23 giorni della citta’ di Alba" sono narrate varie vicende accadute a dei partigiani mentre nella seconda metà dominano storie di amore, di tradimenti, di famiglie umili, aventi tutti come sfondo l’ambiente contadino. Ecco i vari racconti:
I ventitre giorni della città di Alba: in questo capitolo è esposto con gran cura dei particolari il breve episodio della seconda guerra mondiale quando i partigiani, dopo la momentanea resa della repubblica, hanno mantenuto il dominio di Alba per ventitre giorni: dal 10 ottobre al 2 novembre 1944.
L’andata: questa è la tragica missione di una pattuglia partigiana composta da: Bimbo (il più giovane), Colonnello, Treno, Biagino e Negus (il più anziano). L’obbiettivo era la cattura di un sergente fascista tramite l’aiuto della sorella di Bimbo. I cinque partigiani catturarono il nemico, ma dovettero ucciderlo per un tentativo di fuga, e furono uccisi a loro volta da una ronda della cavalleria fascista.

I ventitré giorni della città di Alba: analisi del testo

COME E QUANDO AVVIENE LA PRESA DI ALBA DA PARTE DEI PARTIGIANI

Il trucco: questo è la storia di alcuni partigiani costretti ad uccidere, su ordine del loro capitano, un soldato tedesco fatto prigioniero nella stalla di un altro partigiano, detto il Moro. Il tre discutono sul luogo e su chi, tra loro, avrebbe fucilato il nemico all’insaputa di Rene’, Giulio e Napoleone, così si chiamavano, ma qualcuno, i partigiani di Neviglie, li aveva preceduti e insieme a Moro avevano portato via il soldato tedesco al di là della collina. Solo Rene’ si accorse appena in tempo della fuga e decise di raggiungere i fuggitivi, ma quando Rene’, Giulio e Napoleone giunsero a destinazione, tutto sembrava essersi già compiuto: i partigiani di Neviglie stavano già tornando indietro ed un contadino stava coprendo una fossa.
Gli inizi del partigiano Raoul: è la storia di Sergio P. che decise un giorno di arruolarsi nei partigiani contro il consenso della madre. Quando, però, si ritrovò circondato di volgari partigiani pensò di aver fatto uno sbaglio: sarebbe dovuto diventare un altro, un animale. Alla fine accettò la sua condizione senza accorgersene.

I ventitré giorni della città di Alba: riassunto dettagliato

VECCHIO BLISTER ANALISI

Vecchio Blister: questa è la storia della condanna a morte e dell’esecuzione di un anziano partigiano, chiamato Blister, il quale era stato accusato di furto. Lui cerco di scusarsi confessando di essere ubriaco.
Un altro muro: è la storia di due partigiani fatti prigionieri dalla repubblica: quello rosso fu fucilato, quello badogliano fu portato sino dal muro della fucilazione per poi dirgli che era stato scambiato con un prigioniero fascista e quindi era libero.
Ettore va al lavoro: è la storia di un ex partigiano che non ha nessuna intenzione di mettersi a lavorare, neanche quando il padre gli trova un ottimo posto da dirigente presso la fabbrica di cioccolato di Alba. Alla fine Ettore si mette a lavorare agli ordini di un altro ex partigiano, il quale traeva sostentamento dalle requisizioni di denaro agli ex fascisti.