Le politiche regionali.

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Riassunto dal libro "Politica economica" di Roberto Cellini, McGraw-Hill. (3 pagine formato doc)

Le politiche regionali (cap Le politiche regionali (cap.
XV°) Con la definizione “politiche regionali” intendiamo riferirci all'insieme delle azioni di politica economica che hanno come obiettivo primario la redistribuzione geografica del reddito tra le aree territoriali di un'economia; le politiche regionali nascono dalla necessità di sostenere la crescita e lo sviluppo dell'economia in zone geografiche specifiche, attraverso strumenti che cercano di favorire il permanere delle imprese presenti e la localizzazione, nelle aree individuate, di nuove attività produttive. Questo perché all'interno di un'economia possono esistere permanenti e significative differenze tra le aree territoriali che la compongono.
Le differenze riguardano: il livello del reddito pro-capite, che in alcune aree si mantiene significativamente inferiore rispetto al dato medio; la composizione della struttura economica, le regioni con livelli di reddito più bassi presentano una struttura nella quale il settore primario riveste un peso maggiore ed il settore industriale un peso minore rispetto al dato medio; indicatori socio-economici: il tasso di attività [= NS / pop.15-64 (basso)], il tasso di disoccupazione [= disoccupati / NS (alto)], tasso di occupazione [= occupati / pop.15-64 (basso)], forza di lavoro (occupati + disoccupati = NS). Gli squilibri regionali e le teorie economiche. Nella tradizione Keynesiana se le regioni sono assimilabili a economie chiuse, non vi è motivo per ritenere che tutte debbano convergere sui medesimi livelli di reddito; anzi al contrario vi sono motivi per ritenere che gli squilibri tra i livelli di reddito delle diverse regioni debbano permanere. Questa è nota come tesi della causazione cumulativa. Se vale il principio della domanda effettiva, le imprese produrranno quello che si attendono venga loro domandato. Se una regione in un dato periodo ha espresso una ridotta domanda, le imprese di quella regione produrranno poco e distribuiranno poco reddito: ciò alimenterà una ridotta domanda e quindi non si potrà stimolare ulteriore produzione. Un insufficiente domanda è al tempo stesso causa ed effetto di una ridotta produzione e quindi di un ridotto reddito. Quindi le regioni in ritardo di sviluppo si trovano intrappolate in quella che viene denominata “trappola della povertà”. Un aumento della domanda dovuto all'incremento della domanda dall'esterno può rivelarsi efficace per far uscire le regioni in ritardo di sviluppo dalla trappola della povertà; però affinché tale intervento sia efficace è necessario che l'apparato produttivo della regione sia in grado di soddisfare la domanda addizionale. La scuola di pensiero neoclassico sostiene che un fattore produttivo sarà impiegato laddove il suo rendimento marginale sarà più elevato, ma il rendimento marginale del fattore produttivo è tanto più elevato laddove vi è un minor accumulo del fattore stesso. Di conseguenza ogni fattore produttivo tenderà ad andare laddove ve ne sia