Evoluzione della specie: riassunto

Appunto inviato da barna1000
/5

Evoluzione della specie: riassunto sulla teoria dell'evoluzione di Lamarck e la teoria della selezione naturale di Darwin (3 pagine formato pdf)

EVOLUZIONE DELLA SPECIE: RIASSUNTO

Teorie dell'evoluzione dell'uomo di Darwin e Lamarck. L’evoluzione della specie.

L’evoluzione è il processo di formazione delle forme viventi a partire da organismi più semplici; tale processo ebbe inizio circa 3,5 miliardi di anni fa, con la comparsa dei primi organismi procarioti. In particolare, nel processo di evoluzione si inquadra il processo di speciazione, ossia di formazione di nuove specie, che è in continuo svolgimento.
CENNI STORICI
L’idea che le forme viventi possano essere derivate da altri organismi, vissuti in precedenza, fece la sua comparsa già in tempi antichi, ma in modo sporadico.
Il filosofo Anassimandro, vissuto in Grecia nel VI secolo a.C., riteneva che gli uomini derivassero da pesci; il filosofo greco Aristotele, nel IV secolo
a.C., poneva invece tutte le forme naturali entro uno schema gerarchico immutabile, la cosiddetta scala naturae, che andava dalle forme più semplici, quali i funghi e i muschi, a quelle più complesse, per arrivare all’uomo. Il poeta Tito Lucrezio Caro, vissuto a Roma nel I secolo a.C., nel suo De rerum
natura, scriveva che nei fenomeni naturali non vi è traccia di intervento divino e ammetteva un incessante divenire della natura stessa, poiché l’universo vive del moto continuo degli atomi.

Le teorie sull'evoluzione di Lamarck e Darwin: tesina


EVOLUZIONE DELLA SPECIE UMANA

LINNEO E LA TEORIA DELLA FISSITÀ DELLA SPECIE (O CREAZIONISMO)
L’idea che risultò dominante fino alla seconda metà del XVIII secolo, fu quella della fissità delle specie, cioè della loro immutabilità, e della loro formazione per intervento divino (teoria che prende il nome di creazionismo). Tale idea fu, in particolare, codificata dal naturalista svedese Carlo Linneo che
nel 1751 nella sua opera Philosophia botanica affermava che le forme viventi furono create per progetto divino e disposte in un ordine che si adattava a essere classificato. Il naturalista ebbe il merito di creare un valido sistema di classificazione tassonomica dei viventi, ma le sue idee creazioniste, che
trovarono in breve tempo larga diffusione, determinarono una resistenza della comunità scientifica alle ipotesi evoluzioniste. Queste, al principio del XVIII secolo, cominciarono a essere oggetto di dibattito nei circoli intellettuali; i concetti rimasero, tuttavia, piuttosto vaghi e in quel periodo non furono
delineate in modo organico teorie che potessero spiegare i meccanismi evolutivi.

Teorie sull'origine della specie: riassunto


L'ORIGINE DELLA SPECIE: RIASSUNTO

I FOSSILI E IL DIBATTITO SULL’EVOLUZIONE
Il XVIII secolo fu un periodo di scoperte nel campo della geologia; in particolare, furono trovati numerosi reperti fossili, che sembravano testimoniare la passata esistenza di organismi anche molto diversi da quelli attuali. Fu anche osservato che vi era corrispondenza tra fossili e strati rocciosi e che,
negli geologicamente più recenti, si ritrovavano le forme fossili più simili agli organismi viventi. Il naturalista francese Georges-Louis Buffon avanzò l’ipotesi che tutti i viventi si fossero originati a partire da un esiguo numero di specie, e che fossero stati “prodotti dal Tempo”; in altri termini, propose
un’idea di evoluzione che non aveva, però, alcun supporto scientifico. La sua teoria incontrò molte resistenze anche perché a quel tempo si riteneva che l’età della Terra fosse di sole poche migliaia di anni (come si desumeva dalla lettura del Vecchio Testamento), periodo insufficiente per lo svolgersi del processo di graduale formazione dell’enorme numero di specie presenti sulla Terra.

Darwin e la teoria delll'evoluzione della specie


TEORIA DI LAMARCK

LA TEORIA DELL’EVOLUZIONE DI LAMARK
Una teoria dell’evoluzione che teneva conto delle nuove scoperte sull’età della Terra fu quella avanzata dal naturalista francese Jean-Baptiste de Lamarck. Questi, nella sua opera Philosophie zoologique, pubblicata nel 1809, ne espose per la prima volta i principi fondamentali, che si possono riassumere in
due concetti: “l’uso e il disuso delle parti” e “l’ereditarietà dei caratteri acquisiti”. Il naturalista riteneva che alcune parti del corpo di un organismo, se non venivano utilizzate frequentemente, finivano con l’atrofizzarsi (“disuso”), mentre quelle più spesso usate si sviluppavano in modo particolare (“uso”). Tali modificazioni costituivano “caratteri acquisiti” che potevano venire trasmessi ai figli (“ereditarietà”) e, in tal modo, determinare una modificazione delle caratteristiche della specie. In base a questa teoria, ad esempio, il collo delle giraffe, inizialmente corto, avrebbe potuto essersi sviluppato progressivamente in modo da raggiungere le foglie degli alberi più alti.